Usa: anche l’Avana nella “lista nera”

Il Dipartimento di Stato americano  ha classificato Cuba come sponsor ufficiale del terrorismo. Ennesimo colpo di coda dell'Amministrazione Trump

Su indicazione del capo della diplomazia americana in scadenza, il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti  ha classificato Cuba come sponsor ufficiale del terrorismo l’11 gennaio scorso. Si tratta di un ultimo colpo di coda dell’amministrazione Trump in tema di politica estera che complicherà i piani dell’amministrazione Biden in arrivo per ripristinare relazioni più amichevoli con l’Avana come per altro e’ stato  fatto per altri Paesi del pianeta appena qualche giorno prima.

 

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In una dichiarazione, il Segretario di Stato Mike Pompeo ha motivato la sua decisione con l’accoglienza da parte di Cuba di 10 leader ribelli colombiani, insieme a una piccolo numero di leader politici radicali americani ricercati per crimini commessi negli anni ’70, e il sostegno di Cuba al leader autoritario del Venezuela, Nicolás Maduro. Pompeo ha detto che l’azione ha inviato il messaggio che “il regime castrista deve porre fine al suo sostegno al terrorismo internazionale e alla sovversione della giustizia degli Stati Uniti”. Oltre al fatto che in realtà Cuba è stata l’ospite dei dialoghi di pace in Colombia, e quindi attore di pace e di disarmo, e che i crimini dei cittadini statunitensi risalgono a più di mezzo secolo fa, ai tempi del Black Panther Party, la mossa appare incoerente ed errratica. Nella lista nera di Washington sta la Corea del Nord, con cui Trump ha alternato la voce grossa e amichevoli incontri. E la Siria, che è dilaniata da una guerra e che pare più vittima della violenza che promotrice ed esportatrice di terrorismo.

Colpi di coda

L’azione, annunciata a pochi giorni dall’insediamento di Joe Biden e Kamala Harris alla guida degli Stati Uniti, rappresenta un’inversione di rotta rispetto al passo del 2015 dell’allora presidente Barack Obama, che aveva   ripristinato le relazioni diplomatiche con Cuba, definendo i suoi decenni di isolamento politico ed economico una reliquia della Guerra Fredda. Donald Trump si era già adoperato per minare la politica di apertura di Obama, per la gioia degli elettori cubano-americani e di altri elettori latino-americani in Florida che almeno in parte hanno accolto con favore la sua posizione aggressiva sia nei confronti dell’Avana che del suo alleato socialista e antiamericano Maduro. Ma anche tra questo settore della società americana l’ostilità verso Cuba è diminuita, specie presso una parte delle nuove generazioni che non hanno vissuto le divisioni della Guerra Fredda.

Una parte dei repubblicani ha accolto con favore questa decisione di Donald Trump, argomentando che l’Avana non ha rispettato l’impegno ad  attuare riforme politiche, e ha continuato a reprimere il dissenso, infrangendo le promesse fatte all’amministrazione Obama. I funzionari degli Stati Uniti hanno detto che il piano per riportare Cuba nella lista degli sponsor del terrorismo è stato sviluppato  dal Bureau of Western Hemisphere Affairs del Dipartimento di Stato, e non dal suo Ufficio antiterrorismo, che in genere avrebbe svolto un ruolo centrale in tale decisione.

Una decisione che, se pur assurda e apparentemente solo propagandistica, non è priva di riflessi pratici. Un fatto certo è che l’inclusione nella lista nera impedisce a Cuba di ottenere aiuti dal Fondo monetario internazionale. Questo proprio in un momento estremamente difficile per l’economia dell’isola, che sconta il crollo del turismo, sua principale fonte di valuta forte, e la difficile transizione dalla doppia valuta.

(Red/Ma/Sa)

in copertina, una strada dell’Avana. Foto di Henry Perks da Unsplash

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