Rdc: attacco all’Onu

La missione Monusco è accusata di non proteggere i civili che continuano a morire negli attacchi dei gruppi ribelli. Scontri tra civili e forze governative

La missione delle Nazioni Unite nella Repubblica Democratica del Congo è sotto accusa e vittima da giorni di violenze perché accusata di non essere stata in grado di proteggere a dovere i civili. Le proteste contro i peacekeeper Onu si sono diffuse da Beni. La scorsa settimana i manifestanti nella città di Goma, la capitale del Nord Kivu, hanno bloccato la strada principale, mentre domenica sono iniziate le vere e proprie proteste contro la Monusco. Secondo quanto riferito i manifestanti hanno usato bastoni e pietre per bloccare il traffico. La folla è stata dispersa dai soldati del governo. Le proteste si sono poi diffuse anche a Butembo, 57 chilometri a Sud di Beni. Gli scontri con le forze di sicurezza, partite dopo che i manifestanti hanno dato fuoco all’ufficio del sindaco e attaccato diversi edifici delle Nazioni Unite a Beni, hanno provocato vittime. La protesta è arrivata nei pressi della città di Oicha, a 30 chilometri da Beni, dove si sono registrate altre vittime.

Ma perché questa violenza? I manifestanti accusano sia le forze di sicurezza della RDC che la missione, una delle più grandi missione di mantenimento della pace del mondo attiva nel Paese dal 1999, nata per la stabilizzazione nella Repubblica Democratica del Congo e responsabile dell’osservazione del cessate il fuoco stabilito nel Paese, di non aver fatto abbastanza per fermare gli attacchi dei ribelli ai civili. La missione, restaurata nel 2010, è autorizzata a utilizzare tutti i mezzi necessari per adempiere al proprio mandato, in particolare per garantire la protezione dei civili, del personale umanitario e del personale responsabile della difesa dei diritti umani. La missione si occupa poi anche di sostenere il governo della Rdc nei suoi sforzi di stabilizzazione e di consolidamento della pace. Oggi la missione comprende oltre 16.500 militari e osservatori militari, 1.300 poliziotti e almeno 4mila civili.

La protesta contro la missione è partita in seguito all’ultimo incidente in cui otto residenti di Beni sono stati uccisi da combattenti sospettati di appartenere al gruppo ribelle delle forze democratiche alleate (Adf), in lotta da anni per il controllo della regione ricca di minerali, coltan in primis. Gli scontri che vedono protagonista la Adf hanno ucciso nelle ultime settimane decine di persone, in risposta agli attacchi governativi che un mese fa avevano lanciato una offensiva per smantellare i gruppi ribelli.

Questa ulteriore situazione di insicurezza ha complicato anche gli sforzi per contenere l’epidemia di ebola che ha ucciso più di 2.100 persone nelle province del Nord Kivu e Ituri nell’agosto del 2018. A causa di quanto successo ai danni dell’Onu l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ha annunciato martedì di aver trasferito il proprio personale dalla regione colpita dall’Ebola.

di Red/Al.Pi.

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