Settant’anni di Dichiarazione

Ragazzi: è roba forte.

di Raffaele Crocco. 

Mettiamola così: non è più una ragazza. Ha settantanni e l’abbiamo trattata così male che, adesso, li dimostra tutti. Alzi la mano chi l’ha letta, poi. La citano in tanti, tutti sono convinti di conoscerla, ma in quanto a leggerla davvero: beh, è un’altra storia.
Sono pochi davvero quelli che vogliono bene a questa anziana signora che chiamiamo Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. Il fatto è che lei, la Dichiarazione, è proprio scomoda. Tanto. Prendete, ad esempio, le cose più semplici, quelle di base. La più elementare di tutte è che sostiene che tutti, ma proprio tutti, donne e uomini, bianchi o neri, atei o religiosi, hanno gli stessi, identici diritti.


Si spinge un po’ più in là: dice che questi diritti – tipo poter avere un lavoro dignitoso, avere garantire le cure mediche o l’istruzione, poter viaggiare liberamente ovunque, praticare scelte politiche, religiose e sessuali senza subir danno – sono inalienabili, cioè appartengono all’individuo e nessuno glieli può togliere o negare. Non può un governo, non un altro uomo. Nemmeno un dio può togliere qualcosa.


Questo fa fare un altro salto alle cose. La Dichiarazione, oltre a sostenere che quei diritti sono inalienabili, spiega che una persona li ha per una sola ragione: perché esiste. Perché esiste, capite?
Noi, abituati da secoli al fatto che qualcuno ci poteva concedere generosamente un diritto, fosse un sovrano o una divinità, questa cosa qui ancora non l’abbiamo capita fino in fondo. In qualche punto della nostra testa, siamo ancora convinti che i diritti siano una “concessione”, un “regalo” di qualcuno. Oppure siano una merce di scambio: ho diritto a questo se faccio quest’altro. Non è così. Non esiste un rapporto di dipendenza fra diritti e doveri, non almeno se parliamo dei diritti inalienabili dell’individuo. Quelli ci sono sempre, non dipendono dai comportamenti o dai compromessi sociali.


Come direbbe un mio amico: questa è roba forte. Così forte, che molte religioni, questa cosa mica la vogliono. Per le religioni monoteiste, cioè la ebraica, la cristiana e la islamica, questa cosa di leggi umani superiori alle leggi di dio – quelle scritte nei libri sacri – non l’hanno accettata. Le religioni secolari – comunismo e nazismo ad esempio – neanche loro sono tanto d’accordo: troppo individualismo.
Invece, la Dichiarazione non è individualista. I diritti degli individui diventano, per somma, diritti dei popoli e quindi del mondo. Sono diritti che cercano di distribuire meglio la ricchezza, di farci capire come usare le risorse e le intelligenze. Tentano di costruire un presente felice e un domani più giusto.
E’ tanta roba davvero. Però non dobbiamo spaventarci, altrimenti vincono quelli che la Dichiarazione la vogliono mettere in soffitta.

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