Ultimatum nucleare

Il 7 luglio l'Iran potrebbe non sentirsi più obbligato a rispettare l'accordo Jcpoa del 2015. Realtà o provocazione?

Si avvicina il 7 luglio, data nella quale il presidente Hassan Rouhani aveva due mesi fa fa annunciato che l’Iran non si sarebbe più sentito vincolato al Patto sul nucleare del 2015 se entro sessanta giorni Regno Unito, Francia, Russia, Cina e Germania non avessero trovato una soluzione alla situazione creata dalle sanzioni degli Stati Uniti. Nei giorni scorsi in un messaggio sulla televisione di stato il presidente iraniano Hassan Rohani ha infatti annunciato che l’Iran potrebbe aumentare i livelli di produzione dell’uranio arricchito “fino a quanto vorrà”, quindi sopra la soglia del 3,67% stabilita dall’accordo Onu Joint Comprehensive Plan of Action (Jcpoa)

Finora, nonostante il ritiro degli Stati Uniti di un anno fa, l’Iran non aveva mai violato i patti, chiedendo però all’Europa di intervenire, almeno economicamente. Nei giorni scorsi, invece, pare che il sorpasso dell’accordo ci sia stato, come confermato anche dall’Aiea, l’agenzia atomica delle Nazioni Unite che ha il compito di vigilare sull’accordo. Teheran giura in ogni caso di non avere intenzione di investire l’uranio nell’atomica e, in ogni caso, secondo gli esperti la quantità di materiale sarebbe ancora di gran lunga insufficiente per la creazione di una bomba.

La mossa sembra quindi essere puramente provocatoria. Il ministro degli Esteri Mohammad Javad Zarif, uno dei maggiori sostenitori e promotori dell’accordo con i 5+1 smentisce di aver violato il patto e dichiara sul suo account twitter: “L’Iran è impegnato nella piena attuazione dell’Accordo Onu Jcpoa a patto che Francia, Germania e Gran Bretagna e l’Ue mettano in atto i loro impegni economici”. Come spesso accade l’ultimatum iraniano ha provocato le reazioni al vetriolo della Casa Bianca e l’annuncio di Trump di ulteriori ritorsioni.

Per saperne di più: cosa stabiliva il patto 5+1? 

Il Piano d’azione congiunto globale (Joint Comprehensive Plan of Action), noto come accordo sul nucleare iraniano, è un accordo internazionale sull’energia nucleare in Iran. Il patto, raggiunto a Vienna il 14 luglio 2015, è stato stilato tra l’Iran, il P5+1 (i cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, Cina, Francia, Russia, Regno Unito, Stati Uniti, più la Germania), e l’Unione europea.

Con l’accordo l’Iran ha accettato di eliminare le sue riserve di uranio a medio arricchimento, di tagliare del 98% le riserve di uranio a basso arricchimento e di ridurre le sue centrifughe a gas per tredici anni. Per quindici anni l’Iran potrà arricchire l’uranio solo al 3,67% e ha pattuito di non costruire alcun nuovo reattore nucleare ad acqua pesante.

Le attività di arricchimento dell’uranio saranno limitate a un singolo impianto utilizzando centrifughe di prima generazione per dieci anni. Altri impianti saranno convertiti per evitare il rischio di proliferazione nucleare. Incaricata di monitorare e verificare il rispetto dell’accordo da parte dell’Iran, l’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea). L’accordo prevedeva  che in cambio del rispetto dei suoi impegni, l’Iran avrebbe ottenuto la cessazione delle sanzioni economiche imposte dagli Stati Uniti, dall’Unione Europea e dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite a causa del suo programma nucleare.

Leggi il nostro approfondimento dopo gli attacchi alle petroliere nello stretto di Hormuz

(di Red/Al.Pi.)

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