Usa-Cina: Hong Kong occhio del ciclone

La prima vittima delle proteste sociali di autunno 2019 è stata la "balcanizzazione" di internet

di Maurizio Sacchi

Che succede sul fronte cinese della guerra commerciale, mentre l’attenzione del mondo si concentra sulle rivolte che scuotono l’America latina e il Medio Oriente?  La riapertura del dialogo fra Pechino e Washington di ottobre è stata definita una tregua, o, nelle parole del New York Times e di molti altri, un “cessate il fuoco”. Donald Trump si è dichiarato ottimista sul raggiungimento di un accordo, e sul fatto che esso avrebbe ridefinito i rapporti fra le due potenze in modo favorevole per gli Stati uniti.

“Cerchiamo di essere chiari: questo è più o meno lo stesso tipo di notizia pompata che ascoltiamo quasi ogni giorno”, è il commento dell’esperto Neil Wilson riportato da Business Insider. “Ma è comunque un fatto positivo. Resta il problema se la Casa Bianca sarebbe disposta a abbandonare tutte le tariffe in cambio di alcuni vaghi impegni sui prodotti agricoli e sulla proprietà intellettuale, e pensare di poter vendere questo come una vittoria agli elettori”. Se da parte americana si pensa alle elezioni, Pechino si mostra ottimista.Nelle ultime due settimane, i negoziatori di massimo livello hanno avuto discussioni serie e costruttive e hanno concordato di rimuovere le tariffe aggiuntive a tappe, man mano che si fanno progressi sull’accordo”, ha detto un portavoce del Ministero del Commercio cinese, Gao Feng, secondo Bloomberg. Gao ha aggiunto: “Se la Cina e gli Stati Uniti raggiungessero un accordo di fase uno, entrambe le parti dovrebbero far rientrare  contemporaneamente le tariffe aggiuntive esistenti nella stessa proporzione, una condizione importante per il successo della trattativa”.

Sullo sfondo di queste trattative, la crisi di Hong Kong sembra non concludersi. Per la prima volta, il presidente cinese Xi Jingping ha incontrato in pubblico la governatrice Carrie Lam. Xi “ha espresso l’alto grado di fiducia del governo centrale nei confronti di Lam e il pieno riconoscimento del lavoro svolto da lei e dal suo team di governo”, secondo l’agenzia di stampa statale Xinhua, che ha anche pubblicato una foto della coppia che si stringe la mano e sorride. Apparentemente, il tema dell’ex colonia britannica non si collega alla guerra delle tariffe in corso. Ma il tema dei diritti umani, e il ruolo che l’alta tecnologia può giocare sui temi del controllo dei dati e dei comportamenti delle persone è entrato a far parte dell’agenda della prova di forza fra le due superpotenze, e sarà uno dei temi che saranno in primo piano nei prossimi mesi, non solo fra Cina e Stati uniti, ma anche nel dibattito fra repubblicani e democratici nella campagna elettorale.

Il mancato rispetto dei diritti umani da parte di Pechino sta entrando a far parte delle tematiche sul tavolo. Nella sua ultima mossa, l’amministrazione Trump ha messo al bando  otto compagnie, tra cui i campioni nazionali cinesi dell’intelligenza artificiale SenseTime, Megvii e iFlyTek , oltre a  20 dipartimenti di polizia, per i loro presunti ruoli nella repressione delle minoranze uigure, in gran parte islamiche, nello Xinjiang.  Una mossa che il South China Morning Post, il maggior quotidiano di Hong Kong, che riflette il punto di vista della  potentissima comunità di imprenditori cinesi dell’area, ritiene pretestuosa e pericolosa, non solo per l’immediato futuro, ma anche a lungo termine.  in una lunga inchiesta sul tema, il quotidiano riporta: ”I politici cinesi sono stati disturbati dalla decisione degli Stati Uniti”, ha affermato un ricercatore senior con sede a Pechino presso un importante think tank cinese che ha fornito consulenza in merito. “La frustrazione è nata perché mesi di trattative [sul tema della sicurezza] non hanno fatto nulla per evitare il divieto”.

La morte di un manifestante a Hong Kong l’8 di novembre, caduto dal tetto di un garage durante scontri con la polizia ha accentuato la tensione. In realtà, nella crisi di la repressione è stata assai più morbida di quanto avvenuto negli altri focolai di crisi di ottobre. A fronte dei 20 morti del Cile, e di almeno 260 uccisi da polizia e esercito in Iraq negli scontri iniziati il 1 ottobre, la risposta delle autorità alle manifestazioni che hanno bloccato per settimane la vita economica e azzerato il turismo va considerata come una risposta moderata.  Ma il controllo della vita quotidiana dei cittadini da parte della Cina, e tracciabilità è altissimo, in costante crescita, e preoccupante, soprattutto con l’uso dei social, ma anche con sofisticati sistemi di identificazione. In particolare con lo sviluppo della tecnologia di riconoscimento facciale.  Dunque si capisce sia il grande smercio ad Hong Kong di mascherine e maschere per sottrarsi alle telecamere, e il bando alla loro vendita promulgato dalle autorità.

La preoccupazione della comunità di affari cinese si rivolge però non ai diritti umani, che il South China MP tratta come un pretesto, ma alle ricadute sul colossale business della comunicazione globale: “la mossa degli Stati Uniti minaccia di scindere la tecnologia globale nei campi rivali degli Stati Uniti e della Cina. Potrebbe anche costringere la Cina a investire nello sviluppo di tecnologie altrimenti disponibili in commercio per paura di un blocco tecnologico statunitense, uno sforzo costoso e probabilmente poco pratico.”

Un effetto delle sanzioni di Donald Trump sul colosso tecnologico cinese Huawei sembra essere la crescita di un sentimento nazionalistico tra i consumatori cinesi: secondo MIT, la rivista del prestigioso Massachussets institute of technlogy, “le vendite di iPhone sono diminuite negli ultimi mesi, mentre i prodotti Huawei hanno registrato un aumento. Non è difficile trovare slogan patriottici a supporto della compagnia, su piattaforme di social media come Weibo. Non è sorprendente, ma fa parte di una tendenza preoccupante. È l’ultimo segnale di come la politica estera americana, e in particolare le tensioni con la Cina, minaccino di scolpire il mondo della tecnologia lungo i confini nazionali. “Stiamo già assistendo alla balcanizzazione della tecnologia in molti campi”ha detto al riguardo Zvika Krieger, capo delle politiche tecnologiche al World economic forum.

In realtà la crisi determinata dalla guerra delle tariffe investe tutto il mondo, Europa compresa, e una recessione mondiale dagli effetti catastrofici potrebbe essere il prezzo da pagare per tutti. Con il rischio che la protesta sociale di cui questo autunno siamo stati testimoni sia solo l’inizio, e che la balcanizzazione si estenda dal piano virtuale dell’etere a quello assai più concreto delle guerre tradizionali. La posta in gioco non potrebbe essere più alta, e c’è da augurarsi che la moderazione e la saggezza prevalgano, in entrambe le due superpotenze.

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