Colombia: due passi per la pace

Il Nobel per la pace Santos a Biden:"Via Cuba dagli Stati terroristi". Una sentenza storica del Tribunale per la pace

di Maurizio Sacchi

Juan Manuel Santos, ex presidente della Colombia e premio Nobel per la pace 2016, ha chiesto al presidente degli Stati Uniti Joe Biden di revocare la designazione di Cuba come “Stato sponsor del terrorismo”, una misura varata  dall’amministrazione di Donald Trump pochi giorni prima del cambio della guardia alla Casa Bianca. “Respingo in modo inequivocabile la decisione della precedente amministrazione americana di designare Cuba come Stato sponsor del terrorismo. Il presidente Biden dovrebbe iniziare immediatamente il processo di revisione per revocarla”, ha detto Santos.

Il segretario di Stato uscente Usa, Mike Pompeo, aveva adottato la misura l’11 gennaio, pochi giorni prima dell’insediamento di Biden, sulla base di una richiesta del presidente colombiano Iván Duque. E che parte dal rifiuto dell’Avana di estradare verso la Colombia  un gruppo di comandanti dell’Esercito di liberazione nazionale (ELN), l’ultimo gruppo di guerriglia attivo in Colombia. La presa di posizione del Nobel Santos è rafforzata dal sostegno del gruppo di leader mondiali che compongono l’organizzazione The Elders, fondata dal leader sudafricano Nelson Mandela nel 2007. “Cuba dovrebbe essere applaudita per il ruolo cruciale che ha svolto nell’aiutare a porre fine a decenni di conflitto e nell’agevolare la riconciliazione in Colombia, non affrontare sanzioni per questo. I Paesi che facilitano i processi di pace meritano la nostra gratitudine e riconoscimento”.

Cuba, come già avvenuto con successo nella trattativa per il disarmo delle Farc, Forze armate rivoluzionarie di Colombia, aveva ospitato i negoziati tra il governo del Paese andino e l’Eln, Esercito di liberazione nazionale, , interrotti nel gennaio 2019  a causa di un sanguinoso assalto dei ribelli alla scuola cadetti militari di Bogotá. Cuba si è rifiutata di estradare i rappresentanti dell’Eln impegnati nelle trattative, in nome delle convenzioni internazionali. Nella .dichiarazione stilata a Londra  da  The Elders si afferma: “I negoziatori dell’ELN avevano ricevuto garanzie formali di un ritorno sicuro, in conformità con i protocolli standard per i negoziati di pace, che il governo cubano deve difendere”,. Il cileno Ricardo Lagos e il messicano Ernesto Zedillo sono alcuni degli ex presidenti che fanno parte del gruppo, così come Ban Ki-moon, ex segretario generale dell’Onu.

Il processo di pace con le Farc, intanto, è giunto a un passo cruciale. La Giurisdizione speciale per la pace (Jep), un tribunale istituito per indagare e giudicare i crimini commessi durante il conflitto, il 28 gennaio  ha infatti formalizzato i capi di imputazione contro otto leader delle Farc per crimini di guerra e crimini contro l’umanità. Le accuse sono legate all’attività di rapimento e riscatto portata avanti dall’organizzazione per finanziare la guerra contro lo stato. Tra gli accusati figurano l’ex comandante in capo Rodrigo Londoño, noto come Timochenko, e altri due leader che oggi siedono in parlamento. E’ la prima sentenza di questo tipo da quando la Jep è stata creata.

Questo smentisce la tesi del partito Centro democrático di Álvaro Uribe – l’ex presidente che all’inizio del millennio ha combattuto le Farc ed è il mentore dell’attuale capo di stato, Iván Duque –  che sostiene che lo scopo non dichiarato della Jep sia di punire solo i militari,  garantendo invece l’impunità ai criminali delle Farc. Ora invece è sotto accusa lo stesso ex comandante Rodrigo Londoño, noto come Timochenko, e altri due leader, che oggi siedono in parlamento in virtù di una clausola degli accordi che garantisce 10 seggi dell’Assemblea agli ex combattenti.

Gli otto imputati hanno trenta giorni di tempo per accettare o respingere le accuse. Se si dichiareranno colpevoli, la Jep li assegnerà ad attività di bonifica dalle mine, o alla costruzione di scuole nelle zone più colpite dal conflitto, ma eviteranno il carcere. Se si dichiareranno innocenti, andranno sotto processo. Se ritenuti colpevoli, rischiano fino a  vent’anni di carcere. Nelle 332 pagine della sentenza, la Jep ha reso note le condizioni in cui le Farc tenevano gli ostaggi, mostrando come essi applicassero torture sia fisiche che psicologiche particolarmente efferate. E si sottolinea anche che, in contrasto con gli ideali dichiarati dall’organizzazioone, che gli ostaggi appartenevano a gruppi sociali di ogni tipo, compresi contadini e abitanti delle zone più povere della Colombia.

Malgrado il processo di reinserimento nella società civile dei membri delle Farc sia estremamente tormentato, con decine di ex combattenti già uccisi da bande di paramilitari dopo aver deposto le armi, il cammino della pace in Colombia prosegue. E sia la dichiarazione  di Santos, che la sentenza della Jep sembrano rafforzare il fragile ma indispensabile progetto

 

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