Usa vs Cina: scontro tra titani (3)

Fiato sospeso per l'incontro a Pechino col responsabile americano del Tesoro. Trump ha promesso di aumentare le tariffe USA dal 10% al 25% su $ 200 miliardi di importazioni cinesi, se non ci sarà un accordo entro il 2 marzo

di Maurizio Sacchi

Il segretario al Tesoro degli Stati Uniti Steven Mnuchin ha detto mercoledì 6 febbraio che lui e una folta rappresentanza del ministero saranno a Pechino la settimana prossima per una serie di negoziati commerciali. L’obiettivo è quello di concludere un accordo per evitare che il 2 marzo scatti il previsto aumento delle tariffe USA sulle merci cinesi. Mnuchin ha detto in un’intervista alla CNBC che i colloqui preparatori la scorsa settimana con il vice premier cinese Liu He sono stati “molto produttivi”.

Trump ha promesso di aumentare le tariffe USA dal 10% al 25% su $ 200 miliardi di importazioni cinesi, se le due parti non riescono a raggiungere un accordo entro le 12 del 2 marzo. Ma le posizioni rimangono distanti. Le richieste degli Stati Uniti, in sostanza che la Cina apporti profondi cambiamenti strutturali alle sue politiche commerciali ed economiche, col fine di ridurre il deficit commerciale degli Stati Uniti , confliggono profondamente con il punto di vista cinese.

Il deficit commerciale degli Stati Uniti con la Cina ha raggiunto i $ 382 miliardi nei primi 11 mesi del 2018, superando i $ 375 miliardi di tutto il 2017. Lo ha riferito Il Dipartimento del commercio degli Stati uniti mercoledì. Che ha fatto notare come nei mesi di ottobre e novembre, dopo l’inizio della guerra dei dazi, tale deficit sia stato drasticamente ridotto. Tema che Trump ha impugnato durante il suo Discorso sullo stato dell’Unione, e che era stato uno dei suoi cavalli di battaglia durante la campagna elettorale. L’indebitamento con la Cina è visto come un male non solo economico, e la guerra commerciale in corso non ha solo risvolti economici.

I negoziatori di Trump vogliono che Pechino applichi più strenuamente i diritti di proprietà intellettuale americana, smetta di appropriarsi di segreti commerciali, riduca i sussidi all’industria e ponga fine alle politiche che costringono le società statunitensi a consegnare la tecnologia ai concorrenti cinesi come prezzo per fare affari nel vasto mercato cinese. E qualunque accordo si raggiunga, dicono, dovrebbe un meccanismo per verificare che la Cina rispetti gli impegni presi.

“Siamo inoltre molto interessati al libero ed equo accesso delle aziende statunitensi in Cina. Questo disegnerà un campo di gioco più omogeneo, e che ridurrà il deficit commerciale”, ha detto Mnuchin al South China Morning Post, anche se ha affermato che c’è ancora molto da fare per raggiungere un accordo. Se l’accordo salta, le economie dei due Paesi ne saranno duramente colpite. Il dato degli scambi del 2018 è infatti ingannevolmente rassicurante. Se nella sostanza i numeri dicono che il deficit annuale -e quindi gli scambi- è perfino aumentato, questo lo si deve all’effetto “front loading”, ovvero l’accumularsi di ordini, alle condizioni pre-dazi, quando le avvisaglie di questa guerra erano già chiare.

Ora che l’effetto front loading si è esaurito, da entrambe le parti cominceranno a mancare componenti per produrre; da entrambe le parti mancheranno ordini esteri importanti; e un rallentamento della produzione industriale è già nelle previsioni degli analisti per il 2019. Da parte sua, all’inizio di gennaio. il presidente cinese Xi Jinping ha inviato questo messaggio a Donald Trump per celebrare i 40 anni dalla creazione di relazioni diplomatiche fra i due Paesi : “La storia insegna che la pace è la via migliore”. E in generale questa linea conciliante e pragmatica caratterizza almeno i comportamenti formali della Cina. Che però ha prospettato a Trump scenari di collaborazione anche interessanti, e che hanno causato anche i consueti twitter di trionfo sulla efficacia della propria politica negoziale. Salvo chiarire ai suoi sostenitori subito dopo : “Hey, I am a Tariff Man!” , “ Sono l’Uomo dei Dazi”.

Tra pochi giorni si vedrà se la guerra commerciale vera e propria sarà scongiurata da un’accordo o solo rimandata. Meno propbabile, per ora, che due progetti e due soggetti tanto diversi trovino un vero accordo di pace, che tranquillizzi in modo stabile il clima dell’economia mondiale. Una guerra complicata dall’affaire Huawei con l’arresto in Canada di un personaggio di vertice accusato dagli Usa di spionaggio industriale, di cui vi abbiamo dato conto nella passate puntate 1 e 2.

In copertina, Oceano (Ὠκεανός), primo figlio di Gea e Urano. I titani, nella mitologia greca, erano  gli dei più antichi , nati prima degli olimpi e generati da Urano

Nel testo il segretario del Tesoro Mnuchin e, sotto, Meng_Wanzhou, dirigente Huawei

Tags:

Ads

You May Also Like

Polonia/Bielorussia: in mezzo le vittime di ricatti e giochi politici

La  partita geopolitica sui figli di catene di tragedie fatte di guerre, ingiustizie, miseria. Concatenazioni di problemi che li hanno fatti scappare da casa, fuggire lontano, in un domino che sembra non finire mai

Durante un dibattito tenuto martedì al Parlamento Europeo, la vicepresidente della Commissione Europea, Margaritis ...

Il dramma di Sulawesi

La catastrofe  che si è abbattuta sull'Indonesia orientale è il simbolo dei tanti disastri naturali del pianeta. Ma la vicenda di Palu ricorda una storia di dolore dovuta anche all'uomo

di Emanuele Giordana L’immagine dall’alto pubblicata ieri dall’emittente del Qatar Al Jazeera mostra un ...

World Press Photo 2023, vince la guerra in Ucraina

Al primo posto l’attacco all’ospedale di Mariupol, poi l’Afghanistan sotto i talebani, la crisi idrica in Asia centrale e la scomparsa di un villaggio di pescatori in Egitto. Dal 22 aprile al via la mostra in oltre 60 città del mondo

Quattro vincitori e 6 menzioni d’onore nell’edizione 2023 del World Press Photo, il più ...