WARS III: vince Modola con un reportage dal Myanmar

Il fotoreporter è stato premiato anche a Perpignan ieri. I due finalisti sono Federico Rios, anche lui insignito al Visa pour l'image e Santi Palacios

È Siegfried Modola il vincitore della terza edizione di WARS, il concorso fotografico internazionale nato da un’idea di Fabio Bucciarelli – che ne è il direttore artistico – e di Raffaele Crocco, direttore responsabile dell’Atlante delle guerre e dei conflitti del Mondo. Il fotoreporter e fotografo documentarista italo britannico si è aggiudicato il primo premio WARS e, in contemporanea il Visa pour l’image award, consegnato ieri a Perpignan, con un lavoro dal Myanmar, ripiombato nella guerra civile da quando le sue forze armate hanno rimosso il governo civile nel febbraio 2021.

“Ai giornalisti – racconta – è stato vietato di lavorare in Myanmar da quando il paese è precipitato nella guerra civile quando le sue forze armate hanno rimosso il governo democraticamente eletto nel febbraio 2021. Mi occupo clandestinamente del conflitto da gennaio 2022, trascorrendo più di quattro mesi incastrato con unità di soldati Karenni che combattono il regime militare. Mantenere la storia nell’agenda degli editori è stata una sfida. Ho iniziato a coprire il Myanmar quando la Russia ha invaso l’Ucraina. Ho dovuto affrontare la scoraggiante realtà che uno spazio editoriale già ristretto era diventato ancora più irraggiungibile mentre l’Ucraina dominava i titoli dei giornali”.

La giuria di eccezione di WARS, composta da Maral Deghati, Philip Blenkinsop e Rodrigo Abd, ha poi selezionato due finalisti. Il primo è Federico Rios, anche lui premiato ieri al Visa pour l’image, con un fotoreportage dal Darien Gap, diventato una delle rotte migratorie più importanti del mondo con migliaia di persone provenienti da decine di paesi che attraversano il tratto di giungla che collega Colombia e Panama, dirigendosi a nord per raggiungere gli Stati Uniti. Il secondo finalista è Santi Palacios con il suo lavoro dalla città di Bucha, a nord-ovest di Kiev, che passerà alla storia come uno dei momenti più significativi su cui furono perpetrate le atrocità durante l’invasione russa in Ucraina.

La premiazione è in agenda oggi a Mantova, in occasione del Festival della Letteratura. Al concorso fotografico, arrivato alla terza edizione e che mette in palio il Premio Montura, hanno partecipato fotografi di tutto il Mondo con fotoreportage che raccontano le guerre e conflitti del Pianeta. Non solo intese come combattimento, ma cercandone le cause, le ragioni. La mostra con i lavori dei tre finalisti sarà esposta al Museo della Guerra di Rovereto dal 15 settembre al 22 ottobre.

Siegfried Modola. Soldati delle forze di resistenza Karenni si riparano in un canale di scolo mentre un colpo di mortaio esplode nelle vicinanze durante i pesanti scontri del 16 aprile 2023, nel villaggio di Daw Nyay Khu, nello Stato di Kayah (Karenni), nella parte orientale del Myanmar (Birmania). Due anni dopo che il Myanmar è sprofondato nella guerra civile, l’esercito del Paese ha adottato misure sempre più drastiche per distruggere la rivolta, con un pesante tributo per la popolazione civile. Nell’aprile di quest’anno, un attacco aereo della giunta ha ucciso 168 uomini, donne e bambini. L’anno scorso l’esercito ha colpito una scuola con degli elicotteri d’attacco, uccidendo diversi bambini. Nello stesso mese, un bombardamento aereo su un concerto ha ucciso circa 50 persone.
Sigfried Modola, Un soldato Karenni spara con la sua arma durante i feroci scontri contro le unità dell’esercito del Myanmar il 17 aprile 2023, nello Stato di Kayah (Karenni), nella parte orientale del Myanmar (Birmania). Alcuni dei combattimenti più feroci si stanno verificando in questo luogo dove le rimostranze di lunga data legate all’identità etnica, all’autonomia e alla rappresentanza politica sono sfociate in un’intensa guerriglia contro i militari.
Sigfried Modola, Uomini assistono un soldato Karenni gravemente ferito durante gli scontri con l’esercito del Myanmar il 22 aprile 2023, nello Stato di Kayah (Karenni), nella parte orientale del Myanmar (Birmania). Il soldato è stato colpito durante uno scontro a fuoco ravvicinato con la giunta militare all’interno di un’area boschiva. Il proiettile gli ha perforato il fegato, ma è sopravvissuto dopo essere stato curato dai paramedici e poi trasportato in un ospedale militare da campo di Karenni.

Fabio Bucciarelli, direttore artistico di WARS

“In un mondo globalizzato, dove le notizie si diffondono a velocità sorprendente, spesso ci troviamo intrappolati tra verità e menzogna. I progressi tecnologici e l’ampio ricorso ai social media come primaria fonte d’informazione ci pongono di fronte a una sfida di vitale importanza: discernere in modo preciso tra informazioni autentiche e false, tra verità e disinformazione. In questo contesto, il ruolo dei fotogiornalisti assume un’importanza cruciale. Si immergono fisicamente nella realtà, percorrendo lunghe distanze per raggiungere zone remote e spesso dimenticate. Il Premio WARS è un riconoscimento a questi professionisti che, mossi dalla passione per un mondo più equo, mettono a rischio le loro vite per servire l’informazione, utilizzando la fotografia come strumento democratico per mostrare realtà spesso scomode. La terza edizione di WARS ha registrato un notevole aumento sia in quantità che in qualità dei progetti, raccogliendo oltre 3000 fotografie provenienti da 47 diversi paesi. La giuria, composta come nelle edizioni precedenti dai massimi professionisti del settore, ha visto quest’anno confrontarsi in intense discussioni Maral Deghati, Getty Images Managing Editor, Rodrigo Abd, vincitore del Premio Pulitzer per la fotografia, e Philip Blenkinsop, autore dell’agenzia VII, per
selezionare il meglio del fotogiornalismo internazionale. Da tre angoli diversi del mondo, i tre fotografi premiati, un vincitore del primo premio e due runner-up, hanno dimostrato doti e competenze eccezionali nell’esecuzione dei loro progetti fotogiornalistici sottolineando diversi aspetti chiavi della professione: dedizione nella narrazione delle storie ed empatia verso i soggetti fotografati, capacità di ottenere accessi eccezionali in contesti di conflitto, fiuto e abilità nel trovarsi al momento giusto nel posto giusto, e la forza e la volontà necessaria per intraprendere percorsi impegnativi e spesso pericolosi. Il progetto di Siegfried Modola, “Inside Myanmar’s Armed Uprising”, vincitore del primo premio, ci immerge in una guerra infinita, quella tra i gruppi ribelli armati Karen e il governo del Myanmar. Solo chi ha lavorato in quelle zone può comprendere appieno il tempo necessario per la creazione del reportage e le difficoltà cui Siegfried ha fatto fronte per ottenere questo tipo di accesso unico. La capacità di Siegfried poi ha fatto il resto, catturando immagini inedite che portano sotto i
riflettori un conflitto dimenticato. Santi Palacios, fotogiornalista spagnolo che da anni documenta la più grande crisi umanitaria nel Mediterraneo, nel 2022 ha rivolto la sua attenzione al conflitto ucraino. Il suo lavoro su “The Bucha Massacre” non solo evidenzia la sua abilità di essere nel posto giusto al momento giusto, ma anche la sua capacità di catturare il dolore umano in modo rispettoso e commovente. Infine, il terzo e ultimo progetto del fotografo colombiano Federico Rios, intitolato “Paths of Desperate Hope: Crossing the Darien Gap,” documenta il coraggioso viaggio di migliaia di migranti provenienti dal Sud America, dall’Afghanistan e dal Medio Oriente attraverso uno dei percorsi più pericolosi, situato tra Colombia e Panama, mentre cercano disperatamente di raggiungere gli Stati Uniti. Questo lavoro mette in mostra la determinazione straordinaria e la forza necessaria per intraprendere imprese epiche al fine di documentare una grave crisi umanitaria che troppo spesso sfugge all’attenzione del mondo. Tutti i fotogiornalisti premiati sono freelance, coraggiosi professionisti che, a proprie spese e rischi, dedicano la loro vita a documentare le sofferenze del mondo: il loro impegno è una chiara testimonianza affinché oggi nessuno possa ignorare la verità”.

Federico Rios. Durante diversi giorni di cammino, Gabriel Ynfante, venezuelano, al centro con i pantaloncini rossi,
ha afferrato per mano Francheska López, 6 anni. Non era sua figlia, ma l’aiutava e cantava le canzoni
dei suoi bambini per intrattenerla durante il cammino al Darien Gap.
Federico Rios. Il migrante venezuelano Luis Miguel Arias, 28 anni, si prende una pausa, esausto, accanto a sua figlia Melissa, 4 anni, mentre scala una collina al Darien Gap, tra Colombia e Panama. Luis Miguel ha viaggiato con i suoi due figli, sua moglie e un amico.
Santi Palacios. Olga, 80 anni, cammina tra i corpi senza vita di otto uomini che furono giustiziati all’inizio di marzo all’esterno di un edificio che fungeva da quartier generale delle truppe russe a Bucha. 2 aprile 2022. Alcuni degli uomini sono stati trovati ammanettati. Olga e suo marito Mykokla, 85 anni, sono sopravvissuti al mese di occupazione russa mentre erano rinchiusi nella loro casa vicino a questo edificio.
Santi Palacios. I corpi senza vita di più di una dozzina di persone giacciono sulla strada e sul marciapiede di via Yablunska, a Bucha, il 2 aprile 2022.

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