Yemen: un fragile accordo

Il testo firmato a dicembre 2018 fatica a essere applicato dalle parti in conflitto. Alcuni dei punti critici e i tentativi dell'Onu

Si regge su un filo di lana l’accordo per il cessate il fuoco in Yemen, raggiunto a Stoccolma nel dicembre 2018. Secondo quanto stabilito dalle parti durante gli incontri in Svezia i ribelli Houthi, che detengono il controllo della zona dal 2014, avrebbero dovuto ritirare le proprie truppe dall’area che racchiude il porto di Hodeida e il governatorato circostante attraverso un processo supervisionato da un comitato presieduto dalle Nazioni Unite. L’inviato dell’Onu nello Yemen, Martin Griffiths, aveva chiarito che la sorveglianza di Hodeida sarebbe passata nelle mani delle “forze di sicurezza locali in conformità con la legge yemenita”. L’interpretazione di questo punto, però, è tra i più controversi dell’accordo e ha già creato disguidi.

L’accordo di pace, siglato tra i rappresentanti del governo riconosciuto dalla comunità internazionale e le forze houthi, aveva lo scopo di evitare i combattimenti a Hodeidah, fondamentale per i due terzi della popolazione dello Yemen. Il porto di Hodeidah ha una posizione strategica e rappresenta il primo avamposto per l’arrivo degli aiuti umanitari di cui il Paese ha urgente necessità. Proprio per questo la città e il suo porto sono stati spesso oggetto di intensi combattimenti. Secondo l’accordo, oltre ad Hodeida, il cessate il fuoco riguarda anche i porti di Salif e Ras Issa.

L’accordo prevedeva anche lo scambio di quindicimila prigionieri, con la Croce Rossa Internazionale (Icrc) nel ruolo di facilitatore. In seguito all’accordo il Comitato Internazionale della Croce Rossa e le Nazioni Unite sono stati coinvolti in colloqui con funzionari sia del governo che dei ribelli Houthi per contribuire al trasferimento degli yemeniti detenuti nella guerra civile, ma ad oggi lo scambio non è ancora avvenuto. Le liste finora presentate dai ribelli e dal governo sono composte da migliaia di detenuti.

Il Comitato incaricato di monitorare il cessate-il-fuoco nonché il ridispiegamento delle forze militari a Hodeida, presieduto dalle Nazioni Unite, sta incontrando varie difficoltà. Entrambe le fazioni si accusano infatti di violazioni della tregua a Hodeida. Il governo, ad esempio, ha denunciato gli Houthi di aver solo simulato il ritiro delle proprie milizie dalla città di Hodeida.

Intanto è iniziata la missione degli osservatori delle Nazioni Unite a Hodeida per il monitoraggio del cessate il fuoco (Unmha). Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha approvato due risoluzioni (n.2451 del 21 dicembre 2018; n.2452 del 16 gennaio 2019). Nella prima risoluzione si fa proprio l’accordo di Stoccolma e viene autorizzato l’invio di un team di osservatori a Hodeida per monitorare l’attuazione dello stesso, con un mandato di trenta giorni.  La seconda invece istituisce una missione politica di sostegno all’accordo sulla città e dispiega fino a settantacinque osservatori per un periodo iniziale di sei mesi. Il mandato di Unmha è monitorare il cessate il fuoco, il ridispiegamento delle forze militari e le attività di sminamento sul territorio e nei porti del governatorato.

(di Red/Al.Pi.)

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