Congo, sicuro come l’oro

di Tommaso Andreatta

«Sicuro come l’oro». Avete gioielli in casa? Avete mai pensato alla strada che hanno fatto i vostri monili? Non sempre, ma spesso l’oro – prima di arrivare sulla nostra pelle o nei nostri «cassetti segreti» o nelle nostre casseforti – ha fatto un lungo percorso e spesso è stato “ripulito” del sangue versato da qualche bambino. «Nelle miniere a cielo aperto in Congo sono migliaia i bambini che vengono sfruttati per la ricerca dell’oro. La zona di Djugu, nella provincia orientale del Paese, è un’area di forte interesse minerario e per questo anche molto instabile a livello politico e mira di tanti piccoli gruppi armati». Parole che si leggono su Coopi.org Lì c’è chi vive dello sfruttamento dei giacimenti auriferi «sia a livello industriale che artigianale». La febbre dell’oro è contagiosa. Migliaia di persone arrivano in quella zona: gente proveniente da tutto il Paese e dai Paesi vicini. «Le famiglie più povere, non avendo alcuna alternativa, decidono di mandare i loro figli a lavorare in miniera, i quali così abbandonano la scuola e sopportano per 10 ore al giorno le violenze dei capo-cantiere. Le conseguenze sulla salute e lo sviluppo dei bambini sono gravi e contro ogni norma sulla difesa dei diritti dell’infanzia». «Il traffico illegale dell’oro in Congo – scrive Lindro – è stimato sui 400 milioni di dollari annui mentre 1,36 miliardi di dollari (pari al budget annuale di educazione e sanità) sono stati regalati alle multinazionali straniere grazie ad una intenzionale sottostima dei giacimenti auriferi delle miniere privatizzate dal Governo di Kinshasa. Questa è la situazione descritta nel recente rapporto delle Nazioni Unite sul traffico illegale di oro e minerali rari dal Congo». I mercati finali sono soprattutto quelli dell’Europa e del Medio Oriente». E in mezzo ci sono tanti passaggi, tante persone che sfruttano piccoli e grandi cercatori d’oro, che prosperano nel crimine e nella violenza . Repubblica scrive che, secondo l’Unep (United Nations Environment Programme), «circa il 98% dell’utile netto derivato dallo sfruttamento illegale delle risorse naturali – in particolare oro, carbone e legname – finisce nelle mani delle reti di organizzazioni criminali transnazionali che operano dentro e fuori dal Paese. In particolare nei paesi limitrofi Rwanda, Burundi, Uganda e Tanzania. Al contrario, dei profitti netti derivanti dal traffico illegale, i gruppi armati basati nella Rdc conservano solo il 2%, pari a 13,2 milioni di dollari all’anno. Questo reddito però basta a provvedere ai costi di sussistenza di base e all’acquisto di armi per gli almeno 8.000 miliziani armati che ogni anno compongono le file di almeno 25 dei 49 gruppi che operano nel Paese.

 

 

 

http://www.coopi.org/

http://www.lindro.it/dove-finisce-loro-del-congo/

http://www.repubblica.it/solidarieta/equo-e-solidale/2015/04/25/news/la_maledizione_delle_risorse_insanguinate-112816053/

foto tratta da http://www.humanium.org/en/child-labor-in-the-mines-of-the-democratic-republic-of-congo/

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