Il Mediterraneo, il gigante russo e l’Italia

di Tommaso Andreatta

Durante l’incontro che si è tenuto negli scorsi giorni tra il presidente russo Vladimir Putin e quello italiano Paolo Gentiloni si è parlato anche di Libia. A Sochi, città della Russia meridionale, è stata toccata anche la questione africana. Mosca si è detta disponibile a sostenere il processo di pace assieme a Roma e a tutti coloro che sono «interessati alla stabilizzazione, compreso l’Egitto». Quella libica, dopo la deposizione di Gheddafi, è una polveriera internazionale molto pericolosa per l’Europa, anche perché da lì partono i barconi di centinaia e centinaia di disperati.

«Quando mi guardo indietro e mi chiedo cosa sia stato fatto di sbagliato – dichiarò Barack Obama in una lunga intervista a The Atlantic e ripresa da Repubblica – mi posso criticare per il fatto di avere avuto troppa fiducia nel fatto che gli europei, vista la vicinanza con la Libia, si sarebbero impegnati di più con il follow-up». Invece, dopo aver spinto per la rimozione di Gheddafi, soprattutto Cameron e Sarkozy trascurarono quello che venne dopo.

«Barack Obama ammette così che il suo sostegno all’intervento della Nato nel 2011 fu “un errore”, dovuto in parte alla sua errata convinzione che Francia e Gran Bretagna avrebbero sostenuto un peso maggiore dell’operazione. “Non ha funzionato” e “nonostante tutto quello che si è fatto, la Libia ora è nel caos”» riporta The Atlantic.

Il Cremlino può svolgere un ruolo determinante anche nello scenario del Mediterraneo. Per l’incontro di Sochi Putin aveva annunciato che il colloquio sarebbe servito anche a trasmettere al G7 la posizione russa su una serie di dossier internazionali e regionali, ma alla fine non ha fatto dichiarazioni sull’argomento.

È stato invece il presidente del governo italiano ad entrare nei dettagli indicando i campi in cui possono esserci spazi di cooperazione con Mosca: «Lotta al terrorismo e gestione di alcuni crisi regionali», come «Afghanistan e Libia» appunto. Per Putin l’incontro del 2 maggio tra il generale Haftar e il premier appoggiato dall’Onu Serraj fa sperare nel raggiungimento della pace in Libia. «Siria, Ucraina e Corea del Nord sono stati gli altri grandi temi trattati a Sochi, insieme ai rapporti tra Russia e Ue» scrive l’Agi. Sull’argomento il leader del Cremlino ha detto che tali relazioni non si possono definire normali: «È necessario cercare di sbarazzarsi di un’inutile politicizzazione e ripristinare un’atmosfera costruttiva».

L’Italia ha bisogno della Russia. Il gigante abita vicino a noi e, proprio perché sono passati i tempi della Guerra Fredda, le relazioni politiche (e quindi economiche) diventano strategiche. A Sochi si è parlato della cooperazione commerciale ed economica. «Alla presenza di Putin e Gentiloni – spiega l’Agenzia giornalista Italia – sono stati firmati sei accordi, con protagonista il settore petrolio e gas.

Questi gli accordi:

  • Eni ha firmato un accordo con cui rilancia le sue attività con la major energetica di Stato Rosneft
  • La Rosneft ha aperto alla cooperazione industriale con la Pietro Fiorentini che in prospettiva dovrebbe portare alla creazione di alleanze italo-russe, per la produzione in loco
  • Un contratto è stato sottoscritto da Rosneft e l’italiana Tecnoclima
  • Accordo per la formazione di tecnici e ingegneri russi dell’oil & gas firmato dal Politecnico di Torino con l’Università Mgimo di Mosca
  • Accordo tra il Politecnico di Torino e l’Università moscovita di Gubkin per la formazione di tecnici e ingegneri russi dell’oil & gas

Ma non ci sono solo gas e petrolio nell’orizzonte romano-moscovita. Italia e Russia hanno puntato anche sull’asfalto (catrame lavorato e quindi parente stretto del petrolio). Parliamo della collaborazione tra l’Anas, l’Avtodor e il Fondo russo per gli investimenti (Rdif). Obiettivo: per la gestione congiunta di un tratto di 300 km dell’autostrada Mosca-Rostov.

Insomma l’Italia guarda alla Russia come un territorio in cui esportare – limitazioni Nato permettendo – ma non si parla solo di prodotti. Si parla di export di conoscenza, di know how in un Paese – scrive l’Agi – che sta «cercando di liberarsi dalla dipendenza dall’import e chiede ai partner stranieri trasferimento di know-how e localizzazione della produzione, proprio con il modello delle joint-venture».

 

http://www.repubblica.it/esteri/2016/03/10/news/obama_raid_nato_errore-135185099/

http://www.agi.it/estero/2017/05/17/news/gentiloni_putin_e_i_sei_accordi_di_sochi-1784336/

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