Migranti, la verginità perduta dell’Australia

di Ilario Pedrini

«Hai mai pensato di sposare un’australiana?»

«Io? Non posso».

«Perché?».

«Beh, prima di tutto perché non sono il mio tipo. E poi quelle bevono, fumano, sono quasi tutte laureate. Rientrano a casa alle due di notte e se per caso tu gli domandi: “Dove sei stata?”… si arrabbiano pure. Ti rispondono cattive: “This is my business”».

«Che vuol dire?»

«Vuol dire: so’ affari miei».

«Hai capito!…»

«Vedi, Carmela, noi emigranti vogliamo sposare una donna italiana, perché è obbediente, è bella, buona, affettuosa. E poi, scusa se mi esprimo in modo un po’ spinto, ma quando una ragazza italiana arriva dal suo paese, tu sei sicuro che è vergine».

«Molto, eh, che manchi dall’Italia?»

«Vent’anni».

«Si vede».

Così si parlavano l’emigrato italiano in Australia Amedeo (Alberto Sordi) e la “promessa sposa” Carmela (Claudia Cardinale). Gli italiani in Australia erano benvenuti perché lavoravano duramente. In alcuni casi, come Amedeo-Alberto Sordi, lavoravano nella foresta e magari si ammalavano. Ma potevano contare sul sogno di una vita migliore e, in alcuni casi, venivano raggiunti da mogli e fidanzate. Il film di Luigi Zampa è del 1971. Di anni, da quel 1971, ne sono passati 46 e la politica sull’immigrazione dell’Australia è cambiata un bel po’.

L’Unhcr (l’agenzia dell’Onu per i rifugiati) nelle scorse settimane ha esortato il governo di Canberra  a porre fine alla pratica della gestione offshore, in Papua Nuova Guinea e Nauru, dei richiedenti asilo senza visto valido che arrivano via mare. È inaccettabile – è stato detto –  che il Paese rifiuti l’asilo anche «ai rifugiati vulnerabili con legami familiari in Australia».

La gestione offshore dei richiedenti asilo «ha causato ingenti ed evitabili sofferenze, per troppo tempo», afferma l’Alto commissario Filippo Grandi in una dichiarazione. «Famiglie sono state separate e molti hanno subito danni fisici e psicologici» dice l’agenzia Onu.

«L’Unhcr – riporta l’agenzia Ansa – aveva accettato di appoggiare il trasferimento di rifugiati negli Usa a seguito di un accordo bilaterale tra l’Australia e Usa.

Nel novembre 2016 il relatore speciale dell’Onu sui diritti umani dei migranti, Francois Crépeau, ha visitato i due centri di “accoglienza” nell’isola di Manus in Papua Nuova Guinea e nel piccolo stato-isola di Nauru, nel Pacifico. Nel giugno 2017 ha firmato il report Unhcr, racconta Rainews.

«Il regime di detenzione offshore – dice Crépeau  – è un trattamento crudele, inumano e degradante, ingiustamente punitivo e illegale secondo il diritto internazionale, che macchia la buona reputazione dell’Australia in materia di diritti umani».

Si parla di «danni fisici e psicologici provocati dal suo regime di detenzione illegale degli oltre 1.400 richiedenti asilo e profughi, trattenuti a tempo indefinito, dopo essere stati intercettati in mare».

«I problemi di salute mentale sono dilaganti, specialmente disturbi da stress post-traumatico, ansia e depressione – ha scritto Crépeau – (…) Molti profughi e richiedenti asilo sono in una dieta costante di sonniferi e antidepressivi. Anche i bambini mostrano segni di angoscia e molti adolescenti sono già trattati con antidepressivi».

Nel rapporto di 21 pagine si racconta di persone che si sentono in pericolo. «Molti riferiscono di incidenti di abusi verbali, attacchi fisici, stupri o furti da parte della comunità locale, ma anche da parte delle guardie di sicurezza. Nonostante le denunce alla polizia, nessuno viene considerato responsabile e data la mancanza di fiducia verso la polizia locale, spesso gli incidenti non vengono denunciati».

Il governo australiano rispedisce al mittente ogni critica, denunciando «errori nelle conclusioni e sostenendo che la forte politica di protezione dei confini consente di dare “un contributo generoso agli sforzi globali di reinsediamento umanitario. La detenzione è una parte importante di un forte controllo dei confini ed è un sostegno al sistema di immigrazione dell’Australia. Assiste nel gestire i rischi potenziali alla comunità australiana – compresi i rischi di sicurezza, salute e carattere – e assicura che le persone siano raggiungibili se devono essere rimosse”».

In Australia ai migranti è richiesto di avere una conoscenza significativa della lingua inglese e dell’educazione civica. «Il complesso test per la cittadinanza – si legge sul Post – può essere compilato solo in inglese, e include domande sulla libertà di espressione e altri valori democratici. Sono previsti anche controlli sui precedenti penale dei richiedenti, e i migranti che ricevono il più comune dei permessi di studio o lavoro deve firmare una “carta dei valori”».

Il primo ministro australiano Malcom Turnbull ha dichiarato che i migranti devono abbracciare completamente «i valori australiani».

http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/oceania/2017/07/24/unhcr-contro-australia-su-migranti_80728295-e691-4d9a-9a01-badfd30cb303.html

http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/migranti-relatore-onu-accusa-australia-trattamento-disumano-2799ea5a-3f92-4429-a451-4733a21e23df.html

foto tratta da https://www.youtube.com/watch?v=YE_MGs6ZuAQ

e da http://forum.tntvillage.scambioetico.org/?showtopic=195277

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