L’Onu chiede di liberare i fondi afgani congelati

All'appello per 5 miliardi di dollari di aiuti a un popolo stremato da fame e freddo il Segretario generale Guterres aggiunge la richiesta di scongelare i fondi della Banca centrale afgana detenuti nelle banche americane

di Emanuele Giordana

Se solo tre giorni fa le Nazioni Unite hanno lanciato il più grande appello umanitario che sia mai stato fatto per un singolo Paese chiedendo alla comunità internazionale oltre 5 miliardi di dollari per il 2022, ieri Antonio Guterress, in una conferenza stampa a New York,  ha aggiunto  un’altra richiesta: quella – seppur mediata dalle parole sfumate della diplomazia – di  scongelare i fondi della Banca centrale di Kabul ancora chiusi a chiave nelle banche americane dove si trovavano al momento della caduta di Kabul in mano talebana l’agosto scorso. Anche se non viene detto apertamente ma con un giro di parole, è la prima volta che la richiesta di sbloccare quei 9 miliardi arriva da uno scranno tanto alto. Una richiesta che dovrebbe smuovere le sabbie mobili del silenzio e delle prudenze diplomatiche, che hanno anche il sapore amaro del ricatto, su un tema che rimbalza  dal 15 agosto: cosa fare coi Talebani e come aiutare gli afgani sena aiutare l’ex guerriglia ormai governo del Paese. Guterress lancia il sasso nello stallo in un momento drammatico. 

“Bambini venduti per sfamare i loro fratelli. Congelamento delle strutture sanitarie traboccanti di bambini malnutriti. Le persone bruciano i loro beni per riscaldarsi. I mezzi di sussistenza in tutto il Paese sono andati perduti”, spiega il Segretario generale a capo dell’Onu, aggiungendo che oltre la metà della popolazione dell’Afghanistan dipende dall’assistenza umanitaria ma che, senza uno sforzo più concertato da parte della comunità internazionale,  “ogni uomo, donna e bambino in Afghanistan potrebbe affrontare una povertà acuta… Le temperature gelide e i beni congelati sono una combinazione letale per il popolo dell’Afghanistan”. Ed è qui che tocca il tasto dolente. Non si tratta solo dei 5 miliardi appena chiesti per l’aiuto umanitario o dei fondi del Trust Fund per la ricostruzione (di cui sono stati sbloccati solo 280 mln su 1,5 miliardi) ma del tesoro afgano (dell’ex Repubblica) congelato nelle banche americane. E indica la strada: “I finanziamenti internazionali dovrebbero essere autorizzati per pagare gli stipendi dei lavoratori del settore pubblico e ad aiutare le istituzioni afgane a fornire assistenza sanitaria, istruzione e altri servizi vitali”.

Finora si è registrata solo  l’adozione da parte del Consiglio di sicurezza di un’eccezione umanitaria al regime di sanzioni per il Paese e dunque questo, dice Guterress, è di per sé garanzia legale per impegnarsi con gli operatori umanitari, senza timore di violare le sanzioni. Ma aggiunge che per evitare il collasso economico le funzioni della Banca centrale afgana devono essere protette, magari con un  percorso per il rilascio condizionato delle riserve in valuta estera, qualcosa che va ben oltre la “goccia nel mare” – son parole sue – del flusso economico garantito dalle Nazioni Unite. Guterress un appello lo fa anche ai Talebani, chiedendo loro di riconoscere e proteggere i diritti umani fondamentali delle donne e delle ragazze ricordando che “nessun Paese può prosperare negando i diritti di metà della sua popolazione”.  La palla è ora in mano all’Amministrazione Biden.

in copertina una foio di Eskinder Debebe tratta dal sito dell’Onu

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