“Uno per tutti, tutti per uno”: la sicurezza ai tempi di Covid19

Il virus si sta configurando come una fonte di insicurezza non solo sanitaria, ma anche economico-politico-sociale. Dobbiamo agire come un vero e proprio organismo, con cooperazione e solidarietà a tutti i livelli, per sconfiggerlo

di Elia Gerola

Sicurezza, ovvero “sine cura”, in altri termini essere privi di preoccupazione e di rischio, prendendosi cura di sé ed essendo “animali sociali,” delle comunità alle quali si appartiene e dalle quali si dipende: famiglia, gruppi di amici, paese, comune, regione, Stato, mondo. L’emergenza sanitaria, sociale, economica e quindi politica, scaturita da Covid19 ci sta imponendo di ricordare cosa significa essere parte sia di una medesima comunità territoriale, che di un mondo globalizzato. Le interconnessioni e le interdipendenze della contemporanea società globale sono quindi complesse: non solo economico-politico-sociali, ma anche biologico-sanitarie.

Covid19 richiama ad un’etica della responsabilità, come la ha definita Hans Jonas, ovvero a comportamenti individuali e collettivi che permettano ad ognuno di sopravvivere. “Tutti per uno, uno per tutti” insomma. La crisi sanitaria attuale richiede quindi moderazione su tutti i fronti, ovvero l’imposizione responsabile di alcuni limiti, per essere contenuta, mitigata e superata. E’ quindi fondamentale: non cedere all’irrazionalità mediatica, ma abbracciare la ragionevolezza scientifica; non lasciarsi sopraffare dalle paranoie, ma seguire le precauzioni raccomandate dalle istituzioni competenti; non seguire l’incoscienza dell’istinto fomentata dai fori virtuali, ma esercitare allarmati, ovvero consapevoli del pericolo, i comportamenti preventivi consigliati dagli esperti. E’ vero, e proprio in questo caso sta emergendo con evidenza: è sempre meglio prevenire, piuttosto che curare.

Scienza, statistica e buon senso, dimostrano che dato che non c’è un vaccino, è necessario più che mai cooperare nazionalmente e globalmente per evitare vittime inutili, contagi prevenibili e reparti d’ospedale allo stremo. Covid19 e le sue conseguenze sanitarie innanzitutto, impongono dunque di compatire “cum-patire,” ovvero calarsi nei panni dell’altro: ai giovani degli anziani, ai sani dei già malati, ai positivi asintomatici di coloro che sono ancora non contagiati. Oggi, la situazione ci richiede di comprendere, più che mai, la gravità delle possibili conseguenze che le nostre azioni, di singoli individui, potrebbero avere su chi ci circonda. Conseguenze deliberate e non, conseguenze che si sono cercate, così come “esternalità” involontarie, derivabili ad esempio dalla trasmissione del virus da portatori asintomatici a coloro i quali potrebbero divenirne sintomatici in maniera grave: anziani e immunodepressi.

Oggi siamo chiamati ad agire da vero e proprio organismo, ovvero coordinatamente e conspirito di sacrificio, al fine di realizzare la “massima prevenzione,” al fine di mettere in campo la risposta immunitaria collettiva più efficiente ed efficace possibile. E’ necessario contenere, “cum-tenere” ovvero tenere insieme, sia nel senso di circoscrivere la minaccia di Covid19 che di farlo collettivamente, limitando e localizzando il movimento del virus. E’ poi necessariomitigare, dal latino “mitis agere”, ovvero renderne l’impatto più mansueto, il più benigno e meno negativo possibile. E’ infine doveroso essere resilienti, ovvero resistenti, esercitando capacità di rinascita collettiva. Nella società deve quindi avvenire ciò che normalmente si verifica nel corpo umano, che è appunto un organismo pluricellulare, nel quale le singole cellule, assimilabili ai cittadini, non pensano atomisticamente solo a se stesse, bensì agiscono in funzione del benessere collettivo,olisticamente inteso, del corpo biologico o sociale che sia, del quale sono costituenti.

Oggi più che mai siamo quindi chiamati a renderci conto che in una democrazia come la nostra, la libertà del singolo deve finire dove inizia quella altrui. E oggi più che mai la libertà altrui è quella di non rischiare di contagiarsi e ammalarsi, a meno che non vi siano necessità di “forza maggiore”: lavoro qualora non possa essere realizzato a distanza e sia indispensabile e soprattutto necessità sanitarie. E’ vero, l’interesse economico non è stato totalmente asservito a quello sanitario,però il divieto di assembramenti lavorativi e di svago, la promozione del lavoro telematico, così come l’attivazione di forme di didattica alternative un po’ in tutta Europa, mostrano che la sicurezza, intesa proprio in senso sanitario (Health Security), conta ancora molto. Questo emerge in particolar modo in una Repubblica come quella italiana, incardinata su un sistema di Sanità Pubblica, che mira a tutelare e garantire la Salute di tutti i propri cittadini, come sancito dall’articolo 32 della Costituzione italiana.

I governi dunque, sono tenuti a mantenere la barra del timone dritta, a guidare il Paese che presiedono, decidendo sull’emergenza e nell’emergenza. In altre parole sono chiamati proprio a protegge la sicurezza dello Stato, inteso come comunità territoriale, ovvero insieme di persone che abitano un medesimo territorio. Per farlo possono dover essere mobilizzate ingenti risorse economiche e implementate politiche risolute. Ad oggi è troppo facile parlare con i se e con i ma, le analisi arriveranno poi. Per delle società che sono informate dal modello capitalista-consumista di mercato come quelle delle democrazie occidentali, i Governi stanno però agendo anteponendo la sicurezza sanitaria a quella economica. Forse in ritardo, magari parzialmente, ma lo stanno, piano piano facendo. Lo dimostrano la creazione di una “zona rossa” in tutta Italia, l’annunciata chiusura di scuole e università in Francia e Belgio, le misure che Germania e Gran Bretagna tra gli altri, stanno adottando. I mercati sono ovviamente scontenti e spaventati, le Borse piangono così come l’economia reale. Tuttavia, come insegna la storia, la salute umana o comunque il tentativo di raggiungerla, sono ciò che veramente conta e in definitiva, ci stavamo dimenticando, continua a permettere tutto il resto. Le società che non sono collassate e che hanno prosperato, spiega infatti l’antropologo Jared Diamond, sono proprio quelle i cui componenti sono sopravvissuti a crisi come quella che stiamo vivendo.

Insomma, oggi più che mai, è tornata al centro la sicurezza sanitaria come elemento cardine della multidimensionale Sicurezza Umana. Senza la prima essenziale dimensione la seconda, ovvero la cosiddetta Human Security, incentrata sulla persona, come la ha definita l’Agenzia per lo Sviluppo delle Nazioni Unite (Undp) nel 1994, non sarebbe possibile. Prima l’integrità psico-fisica dunque, la certezza di poter accedere a delle cure, di poter provare a guarire da una determinata patologia qualora ne esista una terapia, e poi tutto il resto. Lo Stato Sociale si basa su questo, sul prendersi cura della società e di tutti i suoi costituenti, a prescindere dalle diversità economiche, sociali e sanitarie che li caratterizzano, in normalità come in emergenza. E non è una cosa scontata, anche in democrazia. Basti pensare agli Stati Uniti d’America, dove appunto oggi Covid19 risulta una minaccia non indifferente, perché molte persone non potrebbero permettersi di rimanere a casa dal lavoro e pagarsi contemporaneamente le cure di un eventuale contagio. Se poi ci si pensa bene, senza salute non vi sarebbero studenti da mandare a scuola, anziani da accudire, consumatori da servire, lavoratori da impiegare. Perciò si, come è sancito dalla Dichiarazione Fondamentale dei Diritti Umani, all’articolo 25, troppo spesso disatteso, la Salute è e deve essere, un Diritto Umano.

Insomma, Covid19 ha generato una crisi emergenziale multi-livello e multi-dimensionale che coinvolge ciascuno di noi, i nostri governi, le organizzazioni internazionali governative e non. Quella che per l’Oms è ormai una pandemia, si sta configurando come una dirompente fonte di insicurezza di origine biologico-sanitaria, ma dalle ripercussioni economiche, politiche e sociali. Sta impattando in maniera significativa sulla vita dei singoli, delle comunità nazionali così come della popolazione mondiale. Tutti ne siamo vulnerabili, Covid19 è quindi un elemento di insicurezza umana globale. Di conseguenza solo collettivamente e partecipatamene, si può ritornare a non esserne minacciati: solo agendo ciascuno per tutti e tutti per uno, la diffusione del virus può essere appunto arrestata.

#IoRestoACasa

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