Diritto d’asilo, Dublino si può cambiare

Elly Schlein, parlamentare europea (Alleanza Progressista dei Socialisti e Democratici) è considerata la “relatrice ombra” della proposta di riforma del regolamento di Dublino sull’accoglienza dei richiedenti asilo. È una proposta che va in direzione diversa rispetto a quella della Commissione europea e di molti stati membri. “Siamo alla terza riforma del regolamento di Dublino – ha detto ai microfoni di Radio Radicale -. È tempo di superare l’ipocrisia originaria che caratterizza il “sistema Dublino”. La proposta che ha fatto la commissione nel maggio scorso era molto debole e del tutto insufficiente per arrivare ad un vero sistema basato sulla solidarietà e sull’equa condivisione delle responsabilità, che già ci chiedono i trattati europei. Non ci stiamo inventando nulla.  La bozza della Vikstrom (Cecilia Vikstrom, del Partito popolare liberale) la migliora in molti aspetti. È un buon punto di partenza e migliora la legge in molti aspetti”.

Perché cambiare Dublino. Schlein ha ribadito che quello di Dublino è un meccanismo che fa gravare le maggiori responsabilità sui Paesi alle frontiere calde dell’Unione (e l’Italia ovviamente è in prima fila). Secondo lei il testo proposto dalla Commissione Europea nel maggio scorso è debole e insufficiente.

Il filtro discrezionale. L’attuale regolamento sull’asilo – dice – non supera il criterio del “primo Paese d’accesso” e prevede anzitutto un obbligo in capo agli Stati di primo arrivo di fare dei check preliminari di inammissibilità delle richieste. Questi controlli sono considerati un “pericoloso filtro discrezionale” all’ingresso per un gran numero di richiedenti. “Un filtro, tale per cui – sulla base di questo concetto molto vago, che lascia molto spazio alla discrezionalità degli Stati membri – si poteva mandare direttamente indietro una percentuale molto alta dei richiedenti asilo”.

Il meccanismo correttivo della Commissione. Per Schlein è costruito in modo errato, per cui si interviene quando il Paese di prima accoglienza è già andato al collasso. Scatta solo quando la capacità di accoglienza di uno degli Stati membri raggiunge il 150%. Intervistata da salto.bz spiega che è prevista anche “una via d’uscita per quegli Stati che non vogliono fare la propria parte”. In pratica viene assegnato un costo di penalità per ogni rifugiato rifiutato. Si parla di 250 euro. “Come se si potesse davvero dare un prezzo ai diritti delle persone e agli obblighi di accoglienza che derivano dai Trattati internazionali ed europei” che prevedono solidarietà ed equa condivisione delle responsabilità tra Stati membri. La posizione del Parlamento è stata espressa più volte in questa legislatura. Cchiede il superamento del criterio del primo Paese di accesso.  Attualmente solo sei Stati dell’Unione si occupano dell’80% delle domande di asilo.

La proposta: armonizzare e centralizzare. La proposta prevede un meccanismo centralizzato, permanente, automatico di condivisione delle responsabilità tra Stati. La posizione del Parlamento è stata espressa più volte in questa legislatura. Il Parlamento chiede il superamento del criterio del primo Paese di accesso. La proposta prevede un meccanismo centralizzato, permanente, automatico di condivisione delle responsabilità tra Stati.

Criticità. Alcune posizioni della relatrice del Parlamento nella commissione libertà pubbliche non la convincono del tutto: non le piace l’idea del periodo di transizione per i Paesi con meno esperienza nell’accoglienza: suona di facile compromesso – dice – una via di fuga dalle proprie responsabilità per quei Paesi restii a fare la propria parte. A chi le dice che tanti Paesi Ue potrebbero non essere pronti per l’implementazione di un sistema armonico di distribuzione delle persone richiedenti asilo, Schlein dice che questi Stati, visto che da vent’anni si discute sul sistema europeo comune di asilo, dovrebbero avere avuto tempo a sufficienza “per armonizzare il proprio sistema e per mettere in piedi strutture di accoglienza dignitose”.

Minori e Commissione. Sui minori c’è una particolare attenzione: “La proposta della Commissione rischiava di incentivare i minori a nascondersi fino alla raggiungimento della destinazione finale”. Schlein vorrebbe un sistema basato sulla fiducia reciproca fra gli Stati membri e con i richiedenti asilo, che tenga il più possibile in conto delle preferenze e dei legami esistenti delle persone in altri Paesi membri.

Consiglio europeo arraffatutto. La parlamentare, ex Pd e ora nel “Possibile” di Pippo Civati, fa notare come gli equilibri nell’Ue rischino di venire meno. “Stanno discutendo come lasciare tutto alla volontarietà degli Stati membri. E stanno discutendo di come estromettere il Parlamento e anche la Commissione, lasciando l’ultima parola per ogni intervento di solidarietà al Consiglio stesso”.

Invasione di immigrati? Nel 2015 si sono registrate 1.300.000 richieste di asilo nell’Ue. Schlein ricorda che il Libano accoglie lo stesso numero di rifugiati siriani ed ha solo 4 milioni di abitanti contro i 508 milioni di abitanti complessivi nell’Unione europea. “È un problema di mancanza di volontà politica e non di mezzi e risorse per mettere in piedi le soluzioni europee che ci servono”.

La chiusura delle frontiere è diseconomica. Far saltare i principi del trattato di Schengen – cioè tornare alla chiusura dei confini – rischia di essere controproducente anche sul versante economico, dice Elly Schlein. Secondo i calcoli da lei riportati la retromarcia su Schengen costerebbe da 50 a 80 miliardi all’anno. Meglio – sottolinea – mettere in campo le soluzioni indicate dal Parlamento: aprire vie legali e sicure di accesso per l’Europa, che è “l’unico vero modo per evitare che queste persone finiscano nelle mani dei trafficanti di uomini”.

Breve bio: Il 25 maggio 2014 Elly Schlein è eletta al Parlamento europeo con 54’802 preferenze. Entra a fare parte delle Commissioni Sviluppo (DEVE), Libertà civili giustizia e affari interni (LIBE) e Parità di genere (FEMM), diventa Vicepresidente della Delegazione alla Commissione SAPC UE-Albania, e Copresidente dell’Intergruppo ITCO su Integrità, Trasparenza, Anti-corruzione e criminalità organizzata. Lavora prevalentemente sui temi su cui si è impegnata in campagna elettorale: diritti, immigrazione, giustizia fiscale, conversione ecologica, lotta alla corruzione e alle mafie

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