Dopo due giorni, cessate il fuoco a Tripoli

Al termine di 48 ore di scontri, raggiunto un accordo tra milizie rivali. Il bilancio è di 50 morti e quasi 150 feriti

Sono durati due giorni gli scontri tra bande rivali a Tripoli, la capitale della Libia. Il bilancio è di 55 morti e quasi 150 feriti. La fine delle violenze sarebbe stata decisa ieri, al termine di un incontro tra le parti che avrebbe portato ad un cessate il fuoco. Rilasciato Mohamed Hamza, generale della brigata 444 affiliata al Premier Abdel Hamid al-Dbeibeh del Governo di unità nazionale voluto dalle Nazioni Unite, nonché l’unico riconosciuto dalla comunità internazionale. Il militare è stato consegnato alla Stability Support Agency, ritenuta in questa vicenda una forza neutrale.

Hamza era stato catturato da uomini armati all’aeroporto di Tripoli proprio mentre cercava di imbarcarsi assieme al Primo Ministro su un aereo diretto all’aeroporto di Misurata, dove avrebbero dovuto partecipare alla cerimonia di laurea dei nuovi ufficiali dell’esercito. L’episodio ha rapidamente fatto riesplodere la polveriera libica con rappresaglie che avevano portato a pesanti scontri nella capitale. Già a maggio gli stessi gruppi armati si erano confrontati militarmente per ore a Tripoli, anche quella volta dopo l’arresto di un membro della Brigata 444. Da allora c’erano stati mesi di relativa pace e un equilibrio precario, ottenuti grazie ad una tregua raggiunta nel 2020.

A trattenere il generale Hamza, la rivale Special Deterrence Force (o Forza al-Radaa), una potente milizia ultraconservatrice che a Tripoli mantiene la sicurezza nelle strade, con compiti di polizia. La Libia è stata divisa nel 2014 a est e ovest, in Tripolitania e Cirenaica, tra amministrazioni rivali, ognuna delle quali supportata da una schiera di gruppi armati ben armati e sostenuti da diversi governi stranieri.

Il Ministero della Sanità libico aveva denunciato che durante gli scontri era “impossibile sfuggire alle violenze”, poiché i residenti erano rimasti “intrappolati nelle loro case”. Nemmeno i soccorsi riuscivano a entrare nelle aree colpite, in particolare quelle alla periferia sud come il sobborgo di Souq el-Jumaa, roccaforte della Special Deterrence Force. Mentre gli aerei diretti nella capitale venivano dirottati all’aeroporto di Misurata (la terza città del Paese dopo Tripoli e Bengasi).

Per il Centro Medico di Emergenza, dalle zone in prima linea negli scontri si erano riuscite ad evacuare 234 famiglie e decine di medici e paramedici che cercavano di prendersi cura dei feriti. A causa dei combattimenti non era stato possibile inviare nemmeno il sangue agli ospedali.

La Missione di Supporto delle Nazioni Unite in Libia (UNSMIL), guidata sul campo da Abdoulaye Bathily, ha immediatamente posto l’accento nel proprio appello per il cessate il fuoco sul “possibile impatto di questi sviluppi (…) sull’avanzamento del processo politico, compresi i preparativi per le elezioni nazionali”. A tal proposito, in queste ore, si sta parlando di un nuovo incontro a Parigi tra ONU, Stati Uniti, Regno Unito, Francia, Germania e Italia, dopo quello che si era tenuto luglio, sempre nella capitale francese, tra i vertici militari del Governo di unità nazionale e quelli dell’Esercito Nazionale Libico, guidato dal generale Khalifa Haftar.

L’Alto Rappresentante dell’Unione Europea per la Politica estera, Josep Borrell, in una dichiarazione ha ricordato che “l’Ue invita tutte le parti coinvolte in atti di violenza a rispettare i loro obblighi ai sensi del diritto internazionale umanitario e a garantire la protezione dei civili. I libici sono stanchi di essere in mezzo al fuoco incrociato e meritano che le loro aspirazioni di pace siano finalmente ascoltate e soddisfatte”, ha poi aggiunto il capo della diplomazia europea. Borrell ha infine ricordato “l’urgente necessità di elezioni per trovare una soluzione politica sostenibile e inclusiva”, dopo la caduta di Muhammar Gheddafi avvenuta nel 2011 nell’ambito di una guerra civile che vide le forze ribelli appoggiate dai raid aerei della NATO.

A partire dal 2015, l’Unione Europa ha stanziato per la Libia 700 milioni di euro, attraverso vari strumenti di finanziamento. La disposizione di tali risorse ha portato a numerose critiche, a partire da quelle presenti nel rapporto pubblicato lo scorso marzo dalla missione di inchiesta dell’ONU, la quale ha ipotizzato che una parte dei fondi europei, come quelli dedicati al contenimento del fenomeno migratorio, finanziassero in realtà una serie di attività illegali perpetrate dalle diverse milizie.

L’accordo raggiunto tra le parti prevederebbe il “perseguimento della riconciliazione, l’unità dei ranghi, il rilascio di tutti i prigionieri e il ritorno delle forze armate alle loro caserme”. In un post sui social ripreso Libya Update, Hamza ha raccontato i contorni della propria cattura. Arrivato in aeroporto col Premier “non armato e senza scorta”, il generale della Brigata 444 sarebbe stato “bendato e ammanettato” per poi venire detenuto “senza accuse” all’interno dello scalo sulla base di un ordine di arresto firmato dal procuratore distrettuale Ayoub Amberch, che a suo dire sarebbe un “membro della Special Deterrence Force”.

Per saperne di più, leggi la nostra scheda conflitto sulla Libia

(Red/Est/ADP)

Nella foto in copertina, bandiere libiche nella capitale Tripoli © Hussein Eddeb/Shutterstock.com

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