Eritrea, i motivi della fuga

L’Eritrea è un paese dal quale si fugge. Dal Paese del Corno d’Africa scappano mediamente 5mila persone al mese.  Negli ultimi dieci anni si stima siano fuoriusciti 400mila giovani. Numeri altissimi per uno Stato di appena 6 milioni di abitanti.

Molto spesso le persone di origine eritrea che riescono ad arrivare in Europa ottengono la protezione internazionale.

Il presidente Isaias Afwerki, al potere (senza l’ombra di elezioni democratiche ) dal 1993, in un discorso pronunciato al 25° anniversario dell’indipendenza dell’Eritrea ha sottolineato il ruolo sabotatore dell’Europa.

Afwerki ha dichiarato che l’esodo della gioventù del suo paese in Europa è il risultato di una politica deliberata fomentata dalle potenze straniere per indebolire l’Eritrea con un ricorso sistematico al sabotaggio economico  “con l’obiettivo di creare la povertà e la carestia “.

Le motivazioni di questa fuga di massa sono molteplici: si fugge dal servizio nazionale illimitato, dalla mancanza di libertà di espressione e di religione, dalla detenzione arbitraria di ‘prigionieri di coscienza’ oppure si fugge per evitare le esecuzioni illegali delle forze di sicurezza. Si fugge nonostante il diritto delle persone a lasciare il paese continui ad essere limitato.

Nel proprio report annuale Amnesty International  analizza varie questioni critiche del Paese.

Una di queste è economica. Il cambiamento di valuta ha influenzato il sostentamento delle famiglie: secondo i regolamenti governativi, i prelievi dai conti bancari privati ​​sono stati limitati a 5000 nakfa (ovvero circa 290 dollari) al mese.

Nel 2014 il governo eritreo aveva promesso di porre fine al sistema di servizio illimitato ma la parola non è stata mantenuta  e anche se l’età minima di reclutamento è di 18 anni i bambini hanno continuato ad essere sottoposti alla formazione militare con l’obbligo di frequentare la scuola secondaria presso il campo di addestramento nazionale di Sawa.

Di 14mila persone laureate nel campo nel mese di luglio, il 48% sono donne che hanno sperimentato un trattamento particolarmente duro, inclusi la schiavitù sessuale, la tortura e altri abusi sessuali. Dal servizio militare non si salvano gli anziani: sono stati reclutati  uomini fino a 67 anni.

In tutto questo non mancano gli scontri armati con l’esercito etiope, ripresi nel mese di giugno.  Le relazioni tra i due paesi sono molto tese e permangono scontri e contese per la definizione del confine tra i due Stati. Inoltre  l’Etiopia accusa l’Eritrea di sostenere i ‘ribelli’ nelle proteste delle sue regioni di Amhara e Oromia.

Ma dall’Eritrea non si può fuggire. Le autorità continuano a vietare alle persone dai 5 ai 50 anni di lasciare i confini. Chi ci prova e viene intercettato finisce in carcere.

Le persone che cercavano di partire per ricongiungimenti familiare all’estero erano costrette a viaggiare attraverso le frontiere terrestri per prendere voli da altri paesi.

Ad oggi migliaia di prigionieri di coscienza e prigionieri politici, inclusi ex politici, giornalisti e praticanti di religioni non autorizzate, continuano ad essere detenute senza accusa o prova e non possono incontrare né avvocati né familiari.

Secondo l’agenzia delle rifugiati delle Nazioni Unite, sono stati 17.147 richiedenti asilo eritrei in 44 paesi solo da gennaio a luglio 2017.

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