I Brics sono un’alternativa? Squilibri e povertà

Il tentativo di sfuggire all'egemonia del dollaro. Il problema delle diseguaglianze interne. Riflessioni dopo il summit in Sudafrica

di Maurizio Sacchi

La riunione dei ministri degli esteridegli “Amici dei BRICS “ tenuta a Città del Capo il 2 e 3 di giugno, ha visto la partecipazione, oltre a quella deirappresentantidi Brasile, Russia. Cina, India e Sud Africa,anche degli omologhi di 12 Paesi interessati ad entrare nel gruppo:  Argentina, Bangladesh, Venezuela, Gabon, Repubblica Democratica del Congo, Egitto, Indonesia, Iran, Comore, Cuba, Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita.

Se accettati, i nuovi membri proposti dei BRICS creerebbero un’entità con un Pil più grande del 30% degli Stati Uniti, oltre il 50% della popolazione globale e il controllo del 60% delle riserve globali di gas. I fondatori, in un comunicato finale, hanno sottolineato l’importanza di utilizzare le valute locali nel commercio internazionale e nelle transazioni finanziarie. Hanno anche promesso il loro impegno a promuovere un sistema commerciale globale basato su regole, aperto e trasparente. La dichiarazione sottolinea inoltre il completamento del processo di riforma della governance del FMI, compresa l’adozione di una nuova formula di quote, entro il 15 dicembre 2023, nell’ambito della 16esima Revisione Generale delle Quote. Si richiede anche che l’Organizzazione Mondiale del Commercio (Wto),  l’istituzione centrale di questo sistema, sia riformata con un’attenzione particolare alla fornitura di un trattamento speciale e differenziato (S&DT) per i Paesi in via di sviluppo.

Il Ministro degli Affari Esteri dell’India, S. Jaishankar, ha dichiarato durante l’incontro: “Il cuore dei problemi che affrontiamo è la concentrazione economica che lascia troppe nazioni alla mercé di troppo poche. Questo può riguardare la produzione, le risorse, i servizi o la connettività. Le recenti esperienze che hanno avuto un impatto sulla salute, sull’energia e sulla sicurezza alimentare non fanno che evidenziare questa fragilità” (…) ”I BRICS non sono più un’alternativa, ma una caratteristica consolidata del panorama globale. Il messaggio di riforma che il BRICS incarna deve permeare il mondo del multilateralismo”, ha detto Jaishanker, aggiungendo che “gli Amici del BRICS sostengono fortemente la riforma del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Il BRICS non è solo un’espressione del multipolarismo, ma anche dei molti e diversi modi di affrontare le sfide internazionali”. Jaishankar ha anche esortato i Paesi BRICS a prendere in considerazione gli sforzi dell’India per sollevare le preoccupazioni del Sud globale all’interno del G20 e per promuovere l’aspetto cruciale del “decentramento economico che è parte integrante della democratizzazione politica”. La Nuova Banca di Sviluppo, istituita dai Paesi BRICS, si è riunita il 30-31 maggio, prima dell’incontro dei Ministri degli Esteri, e  ha ampliato la sua composizione includendo il Bangladesh, gli Emirati Arabi Uniti e l’Egitto.

Ma il modello proposto dai Brics é tutt’altro che equilibrato, in primo luogo per il peso preponderante che vi avrebbe la Cina rispetto agli altri partner. Il che solleva la questione sulla reale unità di interessi e di prospettive di questo gruppo eterogeneo. La Cina ha dispiegato la sua macchina propagandistica in questa operazione, come si può vedere da questo ed altri articoli dell’organo ufficiale cinese Silk Road Briefing. Parlando di un recente accordo fra Cina ed Argentina, nell’articolo si legge: “(…) i due Paesi stanno avvicinando le loro relazioni e recentemente hanno concordato di abbandonare l’uso del dollaro USA nel loro commercio bilaterale, che attualmente si aggira intorno a 1 miliardo di dollari al mese. Il regolamento degli scambi avverrà invece in Yuan Ren Min Bin”.(…) “Il Governo cinese e quello argentino hanno firmato un piano di cooperazione per promuovere la costruzione dell’Iniziativa Belt and Road, secondo quanto dichiarato dalla Commissione Nazionale per lo Sviluppo e la Riforma (NDRC) della Cina a Pechino”.

Il  Peso argentino è sceso del 44% rispetto al dollaro USA negli ultimi dodici mesi, mentre l’inflazione ha raggiunto livelli fino al 100%. Washington il terzo mercato di esportazione del Paese, non é intervenuto in quanto il deprezzamento del Peso rende meno costose le importazioni dall’Argentina. La Cina è il principale partner commerciale dell’Argentina, che  si è impegnata in uno swap di valuta da 7,2 miliardi di dollari con la Cina nel gennaio di quest’anno, con l’intento di rafforzare le riserve internazionali dell’Argentina. Il che non fa che sottolineare quanto la Cina conti ancora sul dollaro quando si tratti di venire ai fatti. E d’altra parte l’economia argentina é da tempo “dollarizzata”, e la valuta Usa ha di fatto sostituito il peso nella vita quotidiana, vista la volatilità e inaffidabilità della moneta locale.  Tutto ciò contrasta con il comunicato finale dei Ministri, che  “hanno sottolineato l’importanza di incoraggiare l’uso delle valute locali nel commercio internazionale e nelle transazioni finanziarie tra i Paesi BRICS e i loro partner commerciali”.

Ma la diseguaglianza non riguarda solo i rapporti fra i Paesi Brics, bensì anche gli squilibri all’interno di ciascuno di essi. L’ Observer Research Foundation (ORF), un think tank independente di Delhi, India, presenta un rapporto  sullo stato dei Paesi BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica) su due parametri di sviluppo cruciali – la disuguaglianza e la povertà – che hanno un peso significativo sugli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs; in particolare SDG- I e SDG-10). Il documento traccia le origini e i movimenti della povertà assoluta e relativa, e della disuguaglianza di reddito e ricchezza delle economie dei BRICS nel corso del tempo, evidenzia le sfide associate e raccomanda strategie per la loro crescita inclusiva e lo sviluppo sostenibile. Sebbene i Paesi BRICS abbiano assistito a una rapida crescita economica negli ultimi due decenni, superando quella dei Paesi dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE) e con un concomitante miglioramento del tenore di vita e degli indicatori di sviluppo, sono ancora in ritardo rispetto agli Stati dell’OCSE in termini di vari indicatori di sviluppo. Sebbene siano stati compiuti dei progressi per alleviare la povertà estrema, le sfide legate alla povertà relativa incombono in grande misura. D’altra parte, sebbene la disuguaglianza di reddito in alcune nazioni (ma non in tutte) sia diminuita, la disuguaglianza di ricchezza è in aumento. 

La pandemia ha esacerbato queste sfide, spingendo un numero maggiore di persone verso la povertà estrema. È stato anche affermato che l’aumento della disuguaglianza di ricchezza è contrario a una crescita trainata dai consumi. Il rapporto raccomanda che la crescita inclusiva dei Paesi BRICS possa essere realizzata affrontando il tema della “ricchezza inclusiva”, col fine di raggiungere gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’ agenda Onu.

Cina e India hanno visto una crescita fenomenale nel periodo 2000-2021, registrando tassi di crescita medi annui rispettivamente dell’8,6% e del 6%, seguite dalla Federazione Russa. Anche i tassi di crescita relativamente più lenti di Brasile e Sudafrica sono significativamente superiori a quelli dei Paesi OCSE. Dal punto di vista della crescita complessiva del Pil tutti i membri dei BRICS, ad eccezione del Sudafrica, hanno ottenuto risultati migliori rispetto ai Paesi dell’OCSE. Nonostante questi miglioramenti, i Paesi BRICS sono in ritardo rispetto ai membri dell’OCSE in quasi tutti gli indicatori di sviluppo. Inoltre, esistono notevoli disparità all’interno dei Paesi BRICS in termini di vasti divari regionali (urbano-rurali) e sociali (come il genere). Alcune fasce della popolazione dei Paesi BRICS non hanno ancora accesso all’energia necessaria per soddisfare le esigenze di base.

 Sebbene vi sia stato un certo successo nell’alleviare la povertà nelle sue forme estreme, i Paesi BRICS continuano a confrontarsi con le sfide della povertà relativa e della disuguaglianza nelle sue varie forme. Inoltre, la pandemia ha contribuito a spingere milioni di persone in tutto il mondo al di sotto della soglia di povertà, invertendo le tendenze di miglioramento nella riduzione della povertà assoluta. Secondo le stime, due anni di pandemia hanno costretto altri 85-93 milioni di persone in tutto il mondo a rimanere o a cadere in condizioni di estrema povertà, sopravvivendo con meno di 1,90 dollari al giorno. La maggior parte di queste persone vive nei Paesi in via di sviluppo, senza adeguate reti di sicurezza sociale che fungano da ammortizzatori. L’impatto della pandemia è stato esacerbato dalle tendenze inflazionistiche globali e dalla crisi ucraina, con implicazioni ancora più pessimistiche per la riduzione della povertà. 

Nel rapporto si legge fra l’altro: “  In generale, a parte la povertà, la disuguaglianza economica si manifesta in due forme: disuguaglianza di reddito e disuguaglianza di ricchezza. Sebbene le due forme siano correlate, è necessario comprenderne la differenza concettuale. Per qualsiasi entità economica (ad esempio, individui, famiglie o imprese), il reddito implica il flusso di risorse finanziarie derivanti da salari e stipendi (—)  in un determinato anno. La ricchezza, invece, (…) é composta dal totale dei risparmi derivanti dai redditi passati, dalle attività accumulate, dai guadagni imprevisti, (…). Sia il reddito che la ricchezza sono importanti per il benessere del soggetto economico. Il reddito garantisce il consumo e il flusso di investimenti in tempi normali, mentre la ricchezza aiuta  (…) anche in tempi di crisi. In altre parole, la ricchezza contribuisce ad aumentare la resilienza economica. (…) E l’aumento della disuguaglianza di reddito o di ricchezza può rivelarsi negativo per la crescita futura dei Paesi Brics”. 

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