La Non-Pace colombiana

Gli accordi di pace tra le FARC (Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia)  e il governo colombiano, arrivati dopo decenni di attesa alle fine del 2016, non hanno portato le conseguenze sperate: il Paese è ben lontano dall’essere pacificato. Dalla fine del 2016 in Colombia sono state uccise 40 persone legate alle FARC, ex combattenti e familiari.

A diffondere i dati è stato il vicepresidente colombiano Oscar Naranjo, che ha citato le rilevazioni della Procura e sottolineato che le uccisioni sono la conseguenza di 44 attacchi condotti contro le FARC. Naranjo è stato tra i partecipanti ai colloqui di pace che si sono svolti a Cuba tra il 2012 e il 2016.

Anche il candidato presidenziale delle FARC, Rodrigo Londoño, conosciuto come ‘Tymoshenko’, ha denunciato il clima contro gli ex guerriglieri, obiettivo secondo lui, di una campagna di ‘odio’ e di ‘incitamento alla violenza’.

Questo clima ha diverse cause. Una di queste è riconducibile al marcato della droga.

Il 2016, l’anno di quella che poteva essere la pacificazione della Colombia, è stato anche quello in cui la produzione della foglia di cocaina è aumentata del 52% passando dai 96mila ai 146mila ettari di coltivazioni.

Il dato è emerso dal rapporto dell’UNODC, l’Ufficio delle Nazioni Unite per il controllo della droga e la prevenzione del crimine che evidenzia che oggi la produzione ha raggiunto i livelli antecedenti al 2001, anno in cui il governo distrusse tramite il glifosato le coltivazioni.

Secondo gli osservatori, dove le FARC hanno abbandonato i territori sono avanzati narcotraffico e gruppi criminali. Ne è un esempio la regione del Nariño, al centro del boom della coca. Proprio qui la violenza ha raggiunto picchi importanti con l’omicidio nell’ottobre 2017 del leader comunitario José Jair Cortés, e di sette contadini.

La sua morte si aggiunge a quella di altri 125 attivisti per i diritti umani mentre 282 sono state le aggressioni e le intimidazioni. Anche se il livello nazionale la violenza è diminuita (-8% rispetto al 2016), nelle regioni produttrici di coca gli omicidi sono aumentati del 12%.

In questo clima la Colombia si prepara all’importante appuntamento con le elezioni  parlamentari dell’11 marzo e presidenziali del 27 maggio.

Su Unimondo.org, Cristiano Morsolin, esperto di diritti umani in America Latina, ha pubblicato una analisi dell’atteso voto

Il ricercatore rileva “una grande frammentazione del centro-sinistra. A oggi guidava i sondaggi Sergio Fajardo, ex sindaco di Medellín, ed ex governatore della Regione di Antioquia. A sostenerlo non c’è alcun partito vero e proprio, ma il movimento civico Compromiso ciudadano, insieme alla senatrice verde Claudia Lopez che ha raccolto ben quattro milioni di firme per fare un referendum contro la corruzione. Ma nell’ultima nell’inchiesta di RCN e Semana del 4 febbraio, Petro balza al primo posto con 23% delle intenzioni di voto a livello nazionale, ma ben il 36% nella capitale bogotana”.

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