Ttip, i dubbi dell’Onu

di Andrea Tomasi

Dura condanna delle Nazioni Unite ai trattati di libero scambio Ttip e Ceta, che la Commissione sta negoziando con Stati Uniti e Canada. Alfred de Zayas, esperto di diritti umani dell’Onu, ha parlato dei pericoli derivanti dallo scavalcamento dei parlamenti nazionali nei controversi accordi commerciali. Lo riporta Vittorio Longhi su Repubblica.«La ratifica del Ceta e del Ttip – ha dichiarato de Zayas – potrebbe avviare una corsa al ribasso in termini di diritti umani e potrebbe compromettere seriamente lo spazio di regolamentazione degli Stati. Tutto ciò è contrario agli scopi e ai principi della Carta Onu e andrebbe a rappresentare un serio ostacolo al raggiungimento di un ordine internazionale democratico e giusto». Il Ttip – ricordiamo – è l’accordo per il commercio e gli investimenti, oggetto di negoziato dal 2013 tra l’Unione europea e gli Stati Uniti d’America. Scopo ufficiale è l’integrazione dei due mercati. Si parla di riduzione delle tasse doganali, di omogeneizzazione dei regolamenti tecnici oltre che degli standard applicati ai prodotti e delle regole sanitarie e fitosanitarie. Il Ceta è un accordo economico e commerciale globale recentemente negoziato tra Ue e Canada. «L’accordo – scrive ac.europa.eu – affronterà una serie di questioni per agevolare gli scambi commerciali con il Canada. Eliminerà i dazi doganali, porrà fine alle limitazioni nell’accesso agli appalti pubblici, aprirà il mercato dei servizi, offrirà condizioni prevedibili agli investitori e contribuirà a prevenire le copie illecite di innovazioni e prodotti tradizionali dell’Ue». Il problema è che i negoziati su Ttip e Ceta stanno avvenendo a porte chiuse, «nonostante la pressione forte della società civile, soprattutto in Nord Europa» scrive Repubblica. Secondo de Zayas, «gli accordi non hanno alcuna legittimità democratica, perché sono preparati in totale segretezza, escludendo alcuni soggetti fondamentali, come i sindacati, le associazioni dei consumatori, gli esperti di salute e ambiente». I nuovi trattati commerciali (ne abbiamo già parlato dalle pagine di Atlante Guerre) potrebbero mettere a rischio la tutela dell’ambiente, ma – come scrive Longhi – anche i diritti del lavoro e la stessa salute pubblica, «dato che andremmo a importare prodotti alimentari e chimici da Stati Uniti e Canada, dove gli standard sono notoriamente diversi». In pericolo sarebbero messe le piccole e medie imprese italiane soprattutto del comparto agroalimentare. Altro punto inaccettabile è il cosiddetto Isds, la clausola di salvaguardia per le grandi imprese che potrebbero rivalersi sui singoli Stati nel caso di modifica delle leggi pensate a per difendere cittadini e consumatori. E l’Italia? È Repubblica a ricordare che il ministro dello sviluppo economico italiano, Carlo Calenda, «è il primo e più determinato sostenitore della seconda opzione, che negherebbe il coinvolgimento dei parlamenti». E il popolo? Secondo un sondaggio della Commissione europea del 2014 il 97% degli europei sarebbe contrario a quanto prevedono Ttip e Ceta.

http://longhi.blogautore.repubblica.it/2016/06/24/ceta-e-ttip-violano-i-diritti-umani/

http://ec.europa.eu/trade/policy/in-focus/ceta/index_it.h

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