Colombia: guerra sporca contro la pace

Attivisti sociali e leader comunitari vengono sistematicamente eliminati. La denuncia dell'Onu

di Maurizio Sacchi

Nei primi tre mesi del 2020 sono stati uccisi in Colombia 71 attivisti e leader sociali, oltre a 20 ex guerriglieri. Lo afferma l’Istituto di studi per lo sviluppo e la pace, Indepaz,  fondato nel 1984 per sostenere il processo di pace con la formazione, la ricerca, la generazione di spazi per il dialogo e il lavoro. Dal 6 marzo, quando è stato reso noto il primo caso di coronavirus in Colombia,  e mentre il contagio  si stava diffondeva nel mondo, la guerra sporca  in Colombia ha continuato il suo corso, e questi assasini, torture e vessazioni di ogni tipo sono avvenuti nella totale indifferenza dei media.

Il primo leader assassinato durante la pandemia è stato Alexis Vergara, delegato all’assemblea dell’Unione dei lavoratori dello zuccherificio La Cabaña, nel nord del Cauca. L’8 marzo è stato colpito con arma da fuoco tre volte da uomini non identificati davantii al tribunale del lavoro, dove il leader si trovava,  nella zona rurale di Caloto. II portavoce della Federazione dei lavoratori della Valle del Cauca (Fegtravalle) hanno dichiarato che Vergara lavorava come bruciatore di canna da zucchero, in quel comune dove alla fine è morto, e hanno fatto notare che il padre è l’attuale presidente del sindacato dello  zuccherificio,

Tre omicidi sono stati poi commessi lo scorso 19 marzo, in tre dipartimenti colombiani ancora in guerra: Antioquia, Norte de Santander e Putumayo. Il giorno seguente, il presidente Iván Duque, mentre si vegliava l’ultimo assassinato nel sud del paese, decretava in uno storico discorso presidenziale la quarantena nazionale.“Oggi quel motore comunitario che Marcos Rivadeneira ha rappresentato si è spento. L’abbandono e il terrore in cui permangono le comunità rurali sono  un muro pesante e freddo che schiaccia la loro speranza. Marco non li ha mai abbandonati, non ha mai avuto paura, ha sempre coperto quello spazio che molti non hanno occupato, solo per la paura che i gruppi armati e la forza pubblica hanno generato da ytoppo tempo in quei territori del  Putumayo “, ha scritto Diana Sánchez, direttrice dell’Associazione Minga. che si batte per i diritti dei lavoratori rurali, i cui rappresentanti    hanno viaggiato da Bogotà per assistere alla sepoltura del leader della comunità.

Marco Rivadeneira era un instancabile difensore dei diritti umani. Ha guidato le Commissioni di azione comunitaria di diversi comuni del corridoio di Puerto Vega – Teteyé; l’Associazione Acsomayo e l’Associazione contadina di Puerto Asís (Asocpuertoasis), di cui era l’attuale presidente. È stato anche portavoce dipartimentale per il Processo di garanzia nazionale, e delegato alla piattaforma per i diritti umani, Coordinamento Colombia – Europa – Stati Uniti. Era un leader attivo del Coordinamento nazionale agrario e del Congresso popolare del Putumayo. Il 18 di marzo, mentre stava incontrando altri leader della zona, tre uomini in abiti civili e altri armati e in uniforme sono entrati nel suo ufficio, e lo hanno portato via. Qualche ora dopo, il suo cadavere è stato trovato fuori dal paese crivellato di colpi di arma da fuoco.

Lo stesso giorno, ma in un altro territorio, nel Nord del paese, viene assassinato Ivo Humberto Bracamonte Quiroz, consigliere del Comune di Puerto Santander, nel Norte de Santander, e, fino al giorno dell’omicidio, direttore del telegiornale digitale NPS. Secondo i testimoni, un uomo con un’arma corta gli si è avvicinato davanti al tribunale del quartiere di Beltrania, dove si trovava, e gli ha sparato diverse volte.

Lo stesso 19 marzo, ma nelle ore del mattino e ad est di Antioquia, Ángel Ovidio Quintero González, Presidente del Consiglio  comunale di San Francisco, è stao vittima di un attacco da parte di uomini armati con armi da guerra. Secondo le testimonianze, nel pomeriggio il suo corpo è stato trovato dalle autorità tra i villaggi di La Pailania e La Tolda. Questa regione dell’Antioquia orientale, come hanno già avvertito diverse organizzazioni sociali nella regione, è una bomba a orolegeria, a causa del riarmo dei dissenti delle FARC (Forze armate rivoluzionarie colombiane), la presenza dell’ELN (Esercito di liberazione nazionale) e il permanere dei gruppi neo-paramilitari che si contendono quel territorio.

Un analisi dell’Ufficio per i diritti umani delle Nazioni Unite sulla situazione dei leader sociali nel Paese analizza i 108 omicidi documentati in Colombia nel 2019, e rileva che: “il 75 percento degli omicidi  è avvenuto nelle aree rurali; l’ 86 percento, nei Comuni con un indice di povertà multidimensionale superiore alla media nazionale; il 91 percento nei Comuni con tassi di omicidi che indicano l’esistenza di violenza endemica; e il 98%, nei Comuni caratterizzati dalla presenza di economie illecite e dall’Eln, l’Esercito di liberazione nazionale, che non ha aderito al processo di pace, nonché da altri gruppi violenti e gang criminali “. Secondo un rapporto dell’Istituto Colombo-Tedesco per la Pace (Capaz), il bilancio degli omicidi nei primi due mesi del 2020 è preoccupante, essendo il più alto degli ultimi anni.

“La stragrande maggioranza dei difensori dei diritti in Colombia non può lavorare in un ambiente sicuro e favorevole”  dice un rapporto del relatore speciale delle Nazioni unite, Michel Forst, sulla situazione dei difensori dei diritti umani: (…) “Sono in pericolo costante, e il loro rischio è aumentato negli ultimi tre anni dalla firma dell’accordo di pace. Da allora almeno 323 difensori sono stati uccisi in un contesto di alto tasso di impunità. La Colombia continua ad essere il Paese con il maggior numero di difensori uccisi in America Latina, e le minacce contro di essi sono salite alle stelle. ”

#NoiRestiamoaCasa

Nell’immagine in copertina, la veglia a Marco Rivadaneira  (Cortesia Asociaciòn Minga)

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