Rifugiati e migranti

Chi scappa da guerre, miseria e ingiustizia ha sempre meno voglia di tornare a casa. Ecco perché non basta fermare i conflitti ma serve cambiare il Mondo. L'editoriale dell'Atlante nella Giornata mondiale del rifugiato

di Raffaele Crocco

Vengono da dove le guerre non sono più cronaca, ma storia: Afghanistan, Siria, Yemen, Palestina. Oppure da dove la fame, la mancanza di diritti e futuro costringono gli esseri umani a cercare la salvezza. Parliamo di Repubblica Democratica del Congo, Venezuela, vaste zone dell’Africa.
E’ un racconto semplice quello sui rifugiati. E’ gente che scappa. Sono persone che cercano di vivere. I dati Unhcr ci dicono che sono ufficialmente 79,5milioni. Significa che in questo Pianeta, un essere umano ogni cento sta cercando rifugio, salvezza. In soli dieci anni, il numero è quasi raddoppiato, erano 41milioni nel 2010.

Perché? Perché sono diventati il doppio? Non ci sono molte più guerre di allora. Sì, è vero, si è aggiunta la Siria, che di rifugiati ne ha generati quasi 13,2milioni fra sfollati, rifugiati e richiedenti asilo. Ma non basta. La chiave è in qualcosa che rispetto al passato è cambiato, ma non consideriamo a sufficienza: la velocità dell’informazione. Da qualsiasi luogo del Mondo, chiunque oggi sa – in qualche modo, spesso distorto, per carità – come si vive altrove. Sa con certezza che ci sono Paesi anche lontani, luoghi, in cui può vivere meglio, dare un futuro ai propri figli, avere una sistema sanitario in grado di garantire una maggiore speranza di vita.

E allora, come accadeva un tempo, come accadeva ai veneti o ai siciliani di fine ‘800 e metà ‘900, gli individui decidono di andarsene, di raggiungere quei luoghi. La conoscenza di una possibile vita migliore, ha portato la consapevolezza di avere dei diritti e con questa la volontà di andarli a cercare altrove, se a casa propria non ci sono.

Così, si fugge – e giustamente – non solo dalle bombe, dai proiettili, dagli stupri e dalle violenze. Si scappa anche dalla miseria, dalla mancanza d’acqua, dall’assenza di lavoro e di lavoro dignitoso. Si fugge dalle dittature, dalla censura, dalle costrizioni di genere, religiose, sociali. La maggior parte di quei rifugiati è uno di quei 2milairdi di esseri umani che ancora non hanno accesso all’acqua. Oppure, è uno di quei 3,5miliardi costretti a vivere con meno di 5 dollari al giorni. O fa parte della schiera – 200milioni – che non ha in alcun modo la possibilità di frequentare un medico, un ospedale, un infermiere.

C’è un dato interessante: un tempo i rifugiati tendevano a tornare a casa loro, una volta finita la ragione della fuga. Dieci anni fa – ci dice sempre l’Unhcr -ne tornavano 1,5milioni all’anno. Ora sono meno di 400mila. Questo accade perché alcuni conflitti sono eterni, certo, ma lo erano anche prima. In realtà, succede perché chi se ne va, non vuole tornare alla miseria, alla mancanza di giustizia di prima. Preferisce restare a faticare in altri luoghi, regalandosi la speranza. Si sta assottigliando la differenza fra “rifugiato” e “migrante”, di fatto stanno diventando in molti casi la medesima figura. E questo genera nel nostro mondo ricco e relativamente più tranquillo, confusione, paura, incapacità di guardare in faccia il problema e affrontarlo.

Il diffondersi nel Pianeta, in modo confuso, approssimativo, strano, dell’idea di diritto, ha generato un motore diverso nei movimenti degli esseri umani. Chi si muoveva dall’Italia umbertina per raggiungere il Sud America, lo faceva perché “cercava il pane” e sentiva, con un po’ di fatalismo, che quello era il suo destino, perché era negli ultimi posti della scala sociale. Oggi, chi se ne va dall’Africa, dal Sud America, dall’Asia, non va solo a “cercare il pane”: vuole trovare il proprio posto nel Mondo. Oppure, se ne va perché stanca o stanco di soprusi, ingiustizie, polizia. E’ un viaggio diverso. E’ un viaggio verso i diritti, in un Mondo che questi diritti mostra di averli e donarli, almeno in alcune zone, almeno in alcuni tempi.

Così, i “rifugiati” sono sempre più “migranti”, che cercano libertà e una speranza di vita, che non è solo fuggire dalle bombe e dai proiettili. Crescono e cresceranno di numero, parallelamente alla maggiore consapevolezza e alla conoscenza. Crescono e cresceranno mano a mano che si affermerà il sacrosanto diritto per ogni donna e uomo hanno di vivere meglio, di avere una speranza, di poter prosperare senza paure. Fermare le guerre non basta più. Bisogna fermare le ragioni che conducono alle guerre. Bisogna costruire un Mondo più equilibrato, più giusto, più democratico, più istruito, più sano, più nutrito. I rifugiati di oggi, che ogni anno crescono, vengono da lì: dagli infiniti angoli d’ombra di un Mondo ancora troppo diseguale.

Nell’immagine di copertina: Affresco romano con Donna che offre da bere ad un mendicante (oppure Uomo presso una fattucchiera), rinvenuto a Pompei nella Casa dei Dioscuri  esposto oggi nel Museo Archeologico Nazionale di Napoli. (Wikicommons)

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