Una sete da morire

di Ilario Pedrini

«Ho una sete da morire». Quante volte ci è capitato di dirlo, magari in una calda giornata estiva? Si dice un po’ così, sopra pensiero, come si dice: «Muoio di fame». ll Consiglio Mondiale dell’Acqua ha diffuso i dati riguardanti le risorse idriche del pianeta:  923 milioni di persone non hanno accesso a fonti di acqua potabile sicura. Parliamo di 319 milioni di abitanti dell’Africa Sub-Sahariana (il 32% della popolazione), 554 milioni di asiatici (il 12,5% della popolazione), e 50 milioni di sudamericani (l’8% della popolazione). La notizia è rimbalzata sulle principali agenzie di stampa, salvo poi trovare qualche spazietto sulle pagine dei giornali. «La Papua Nuova Guinea – scrive l’Ansa – ha la disponibilità minore (solo il 40% degli abitanti ha accesso a fonti di acqua pulita). Seguono la Guinea Equatoriale (48%), l’Angola (49%), il Ciad e il Mozambico (51%), la Repubblica Democratica del Congo e il Madagascar (52%), e l’Afghanistan (55%)». Il 70 per cento delle sorgenti nel nord del Kenya sono ormai prosciugate. Acqua come bene limitato, non fungibile. La scarsità di questa risorse si traduce in miseria e dove c’è povertà si creano le condizioni “ideali” per i conflitti. L’insicurezza delle risorse idriche è stata studiata e quantificata in termini di costi globali, pari a 500 miliardi di dollari all’anno. «Se a questo dato si aggiunge l’impatto ambientale, la cifra cresce ulteriormente fino ad arrivare all’1% del prodotto interno lordo globale». Attualmente il 12% della popolazione mondiale non ha accesso a fonti di acqua pulita e ogni anno muoiono 3,5 milioni di persone per malattie legate all’acqua. Ma a soffrire non è solo l’Africa. Era stata La Stampa di Torino, esattamente un anno fa, a denunciare il problema della scarsità idrica in Asia. Il territorio colpito è quello del delta del Mekong, dove si è registrata la peggiore siccità degli ultimi cento anni. Tutto sarebbe dovuto agli effetti dell’insolito aumento delle temperature oceaniche nel Pacifico Equatoriale. «In aprile si è registrata la più intensa ondata di calore degli ultimi 137 anni ed il governo del Vietnam afferma che le acque del Mekong sono scese ai livelli più bassi dal 1926. La siccità investe l’intero corso del grande fiume che si snoda lungo oltre 4300 km dal Tibet fino alla Thailandia ed al Mare della Cina Meridionale, causando gravi danni soprattutto all’agricoltura in Cambogia, Laos, Thailandia e Myanmar oltre al Vietnam». Nel primo trimestre dell’anno il Pil di Hanoi si è ritratto – dal 6,17% precedente al 5,6% – per effetto dell’impatto della carenza di acque sull’agricoltura, maggior fonte di sostentamento per i suoi circa 90 milioni di abitanti. Il Dipartimento per l’Agricoltura degli Stati Uniti ritiene che la produzione di riso dell’Indocina – pari al 13 per cento del totale globale – ne risentirà, portando a un aumento dei prezzi ai danni in gran parte dell’alimentazione dei Paesi poveri.

 

 

 
http://www.lastampa.it/2016/05/29/cultura/opinioni/editoriali/lasia-rischia-la-guerra-per-lacqua-UMG1z3Ws74bTtPpjXBqyLK/pagina.html

http://www.ansa.it/canale_ambiente/notizie/acqua/2017/03/20/giornata-acqua-quasi-1-miliardo-persone-senza-acqua-sicura_c193605e-8b00-4bb1-9d51-36d289951317.html

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