Corea del Nord e atomica

Il presidente Trump fa saltare il summit con Kim Jong-un. Cosa c'è dietro lo scontro diplomatico tra Washington e Pyoingyang. Il racconto dell'altra Corea della coreanista Rosella Ideo. Ascolta l'anteprima dell'intervista a Caravan

di Andrea Tomasi

Nulla di fatto. Il vertice tra Donald Trump e il leader coreano Kim Jong-un, previsto a Singapore il prossimo 12 giugno, è saltato. A tirare il freno è stato il presidente americano dopo lo scontro diplomatico tra Washington e Pyonyang. È uno scontro nato a seguito delle affermazioni incaute di due alte cariche del governo a stelle e striscie: il segretario per la sicurezza nazionale John Bolton e il numero due della Casa Bianca Mike Pence. I due hanno messo sullo stesso piano la Libia di Gheddafi e la Corea del Nord di Jong-un, facendo riferimento a cosa era accaduto al leader del Paese africano e a tutto il territorio dopo l’attacco sferrato dall’Occidente.

La frenata di Trump è arrivata proprio il giorno in cui si è svolta la cerimonia per lo smantellamento definitivo e completo dell’area militare da dove il regime ha condotto tutti e sei i test nucleari. Otto i giornalisti sudcoreani invitati ad assistere all’evento, partiti due giorni fa da Seul.

John Bolton è stato seccamente smentito dal presidente Donald Trump. In ballo c’è la questione nucleare e le parole poco caute (parole «ignoranti» stando alla definizione della controparte).

Bolton, ancora fresco di nomina, è intervenuto con parole considerate fuori luogo. Ha fatto un parallelismo tra la Libia di Muhammar Gheddafi e la Corea di Kim Jong-un.

«Il leader libico – ricorda Lorenzo Vita (Gli Occhi della Guerra) – rinunciò nel 2003 al suo programma atomico con una serie di garanzie internazionali e obblighi di verifiche da parte delle agenzie incaricate del monitoraggio dei siti nucleari. Ma sappiamo tutti cosa è successo da lì a pochi anni».

L’accenno di Bolton a come il blocco facente capo agli Usa si è rapportato con Gheddafi non è piaciuto ai vertici coreani, che non dimenticano di certo le immagini del leader libico ucciso durante le sommosse popolari, in un Paese preda di bande armate, sostenute dalle forze internazionali.

«Gli armamenti
dell’esercito nord-coreano dovranno essere trasferiti nei nostri laboratori a Oak Ridge, in Tennessee», aveva prospettato Bolton, lasciando intendere un piano statunitense per portare le armi di Kim in una struttura dell’esercito Usa, così come era avvenuto per gli armamenti del colonnello Gheddafi.

Riporta la Repubblica: «In una nota diffusa dall’agenzia di stampa del regime la viceministra ha dichiarato che il vertice di Singapore, in programma per il 12 giugno tra il leader nord-coreano e il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, dipenderà interamente dalla decisioni e dai comportamenti degli Stati Uniti. “Non imploreremo gli Usa per il dialogo, né ci prenderemo il disturbo di persuaderli, se non vogliono sedersi al tavolo con noi”, ha sottolineato Choe Son-hui, la numero due del ministero degli Esteri nordcoreano. La dirigente ha poi avvertito che suggerirà a Kim di cancellare del tutto il summit, se Washington continuerà con le minacce».

Insomma le parole del consigliere americano hanno provocato la reazione dei nordcoreani. Le dichiarazioni delle diplomazia di Pyongyang arrivano anche dopo le esternazioni del vicepresidente Usa.

Mike Pence, sulla falsariga di Bolton, ha detto che la Nord Corea farà la fine della Libia di Gheddafi, se non dovesse andare avanti con la denuclearizzazione.

«Come persona che si occupa degli affari esteri Usa, non posso celare la mia sorpresa per l’ignoranza e la stupidità dei commenti del vice presidente americano» ha commentato Choe Son-hui.
Da qui la rapida presa di distanza dell’amministrazione Trump, che ha detto che non esiste alcun modello libico per la denuclearizzazione. Ma poi il presidente americano ha deciso di far saltare l’incontro.

Come detto, sul tavolo c’è la questione nucleare. Ne abbiamo parlato con la professoressa Rosella Ideo* ai microfoni di Caravan. ASCOLTA cosa ci ha detto sull’ “altra Corea”. La versione integrale nei prossimi giorni.

*Rosella Ideo, coreanista, è stata docente di Storia politica e diplomatica dell’Asia orientale a Milano, Roma e Trieste fino al 2010. Si interessa prevalentemente delle relazioni internazionali in Asia Orientale con particolare riferimento alle due Coree, Giappone e Cina

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