Un altro passo falso in Somalia

di Tommaso Andreatta

Dieci civili morti, tra cui tre bambini. È questo il bilancio di una nuova incursione armata ad opera degli Stati Uniti in terra somala.

Il 25 agosto truppe somale e corpi speciali americani hanno attaccato quello che credevano essere un campo di addestramento dei terroristi islamici di al-Shabaab. In realtà si trattava di una fattoria. Sul terreno sono rimaste, senza vita, persone innocenti.

L’episodio apre un nuovo squarcio sui limiti della strategia militare a Mogadiscio e su quelli dell’intelligence.

La strage è avvenuta nel villaggio di Barire, nella provincia di Lower Shabelle, nel sud del Paese. Secondo il governatore provinciale, i contadini sarebbero stati uccisi “uno a uno” dai militari intervenuti all’alba.

Questo raid fa emergere più di una domanda sul coinvolgimento delle forze militari a stelle e striscie, dopo che il presidente Donald Trump ha annunciato una stretta contro gli estremisti islamici di al-Shabab, facenti capo ad al-Qaida.

Quella in Somalia assomiglia sempre di più ad una guerra di logoramento simile a quella del Vietnam: buona per la nuova cinematografia, ma di sicuro non per le persone che hanno perso o rischiano di perdere la vita.

La somiglianza con il Vietnam appare chiara anche sul versante mediatico. Il network Abc ha fatto notare che, mentre sugli schermi comparivano le immagini dei cadaveri, il governatore della regione del Shabelle, Ali Nur Mohamed, raccontava davanti alle telecamere delle uccisioni, delle vittime, degli ammazzamenti voluti da Washington.

All’inizio il ministero dell’informazione somala aveva diffuso notizie circa l’uccisione di estremisti islamici di al-Shabab. In un secondo momento la verità è emersa e i dettagli sui bambini (piccoli tra gli 8 e i 10 anni massacrati) hanno fatto il loro effetto.

«Le truppe americane – ha detto il governatore Ali Nur Mohamed – si sono trovate davanti a persone disarmate. Anziché sparare, uccidendole una a una, avrebbero potuto arrestarle».

Il comando Usa in Somalia ha confermato che i militari stavano dando supporto all’esercito nazionale somalo durante un’operazione di attacco.

Il gruppo estremista di al-Shabab domina vaste aree del Paese nonostante da anni sia braccato dalle forze multinazionali africane. Gli attacchi degli estremisti islamici con sede in Somalia non accennano però a fermarsi e finora la politica americana (firmata Bush, Obama e Trump) non sta dando alcun frutto positivo.

Ora questo “scivolone” con conseguenze drammatiche. All’inizio dell’anno – ricordiamo – l’amministrazione americana ha approvato le operazioni di espansione militare nei territori dove la presenza di al-Shabab è più forte. Si parla anche di attività aeree per prendere il controllo delle aree più ostili.

In terra americana il Governo parla di situazione difficile ma anche di successi che si sarebbero registrati nelle ultime settimane, con attacchi ad alcuni dei nervi centrali del sistema terroristico (leader di al-Shabab, responsabili di attentati a Mogadiscio, sarebbero stati eliminati).

La guerra però continua e, a differenza del Vietnam, in tivù della Somalia si parla pochissimo.

 

http://abcnews.go.com/International/wireStory/somalia-official-10-civilians-killed-joint-raid-49416948

http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/africa/2017/08/26/somalia-blitz-usa-fa-strage-civili_cb56cacb-fd7f-4dc8-b2a2-5dd72bef9a35.htmlhttp://nationalinfantrymuseum.org/event/black-hawk-down/

foto tratta da http://nationalinfantrymuseum.org/event/black-hawk-down/

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