L’emergenza siriana in numeri

Nel pieno del conflitto, dopo gli attacchi americani, arriva il rapporto dell'agenzia Onu sugli aiuti umanitari. Ecco una sintesi del dramma che si è consumato anche prima dell'utilizzo delle armi chimiche da parte del governo di Assad

di Ilario Pedrini

Mentre i telegiornali parlano (poco) di cosa sta accadendo esattamente in Siria, l’Atlante delle Guerre pubblica i numeri. Si tratta di cifre diffuse dall’Agenzia Onu sugli aiuti umanitari (Ocha), alla vigilia della nuova conferenza che si terrà a Bruxelles.

È accertato che 13,1 milioni di persone hanno bisogno di assistenza umanitaria. E questo, in realtà, indipendentemente dall’inasprirsi del conflitto interno e indipendentemente dall’uso delle armi chimiche (accusa mossa dagli Stati Uniti al governo di Assad, sostenuto dalla Russia).

Nei primi quattro mesi del 2018 le condizioni di vita dei civili siriani sono ulteriormente deteriorate: 5,6 milioni di persone sono registrate come rifugiati; 8,2 milioni si trovano in aree in potenziale pericolo di contaminazione post bombardamenti.

Ma, mentre in queste ore ci si concentra sull’utilizzo delle armi chimiche da parte del regime, da tempo esiste il problema della fame: si calcola che 6.3 milioni di cittadini rischiano di non avere alcuna possibilità di procurarsi del cibo.

Non c’è una vera difesa contro le bombe che vengono sganciate dai velivoli militari: 5,3 milioni di civili sono privi di un rifugio adeguato. C’è poi il problema della mancata possibilità di avere un’educazione: una deprivazione collegata allo stato post conflitto interno; una scuola su tre è danneggiata (quindi inutilizzabile) o distrutta.

Anche chi ha un tetto sulla testa deve fare i conti con l’assenza di acqua o con acquedotti malfunzionanti: il 35% delle abitazioni non hanno acqua potabile.

Secondo il rapporto dell’Onu – diffuso alla vigilia della seconda conferenza sulla Siria (“Supportare il futuro della Siria e della regione”) le zone che necessiterebbero di maggiore attenzione da parte della comunità internazionale in termini di aiuti umanitari sono i territori del nord ovest, Afrin e Est di Ghouta.

La conferenza delle Nazioni Unite si terrà il 24 e 25 aprile a Bruxelles. Si parlerà del supporto umanitario e del processo politico di pace promosso dalle Nazioni Unite a Ginevra.

Come è stata trattata la notizia del raid dell’alleanza occidentale? Il 14 aprile l’agenzia pubblicava la na notizia con queste parole:

Stati Uniti, Regno Unito e Francia hanno coordinato un raid in Siria, in risposta all’attacco chimico avvenuto una settimana fa a Douma e attribuito al regime di Assad. Ecco quello che sappiamo finora:

Poco dopo le 21, le 3 di notte in Italia, il presidente americano Donald Trump ha tenuto un discorso in tv annunciando attacchi missilistici contro obiettivi in Siria insieme a Regno Unito e Francia. Nel suo discorso, Trump ha parlato di una decisione presa in seguito all’attacco “spregevole e malvagio” sferrato a Douma e attribuito al regime siriano. “L’obiettivo di questa azione – ha sottolineato Trump – è creare un forte deterrente contro la produzione, la diffusione e l’uso di armi chimiche”. Stando alle parole usate dalla premier britannica Theresa May, si tratta di un attacco “limitato e mirato”.

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